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Il lenzuolo sollevato dal volto della vittima: «No, non è lui!»

Il lenzuolo sollevato dal volto della vittima: «No, non è lui!»

Il terrore di un padre, che si scusa con la famiglia di Nicola

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FERRARA. Passi veloci risuonano nel silenzio ovattato dalla nebbia. Una corsa convulsa che dribbla le torce di segnalazione stese a terra e gli agenti impegnati nei rilievi. Il fiatone, lo sguardo stravolto. Poi quell’atto che a chiunque potrebbe apparire irrispettoso e invadente, compiuto davanti ai genitori di Nicola Coltelli, abbracciati e uniti nel dolore, rigidi come due statue davanti alla salma del figlio. I loro occhi seguono quella mano che solleva il lenzuolo, scorgono lo sguardo terrorizzato alla ricerca di una smentita. Poi assistono allo sfogo, quasi gridato, che non scaccia del tutto la paura: «No, non è lui!». La scena ha lasciato sconcertati tutti, vigili urbani compresi, venerdì, in via Vallelunga. Proprio una vigilessa - erano più o meno le 19 - ha invitato quell’uomo a calmarsi, a tenere conto della situazione. Poi, col passare delle ore, si è spiegato tutto. La foga, un miscuglio di angoscia e di disperazione, era quella di un padre che tremava e sperava di non trovare sotto quel lenzuolo il volto del figlio. Ieri quell’uomo si è scusato indirettamente con i genitori di Nicola per non aver mostrato in quel momento l’attenzione e la sensibilità dovuti. Ma non ce n’era bisogno. Proprio la madre di Nicola spiegava che lei stessa aveva temuto per la vita di quell’altro ragazzo dopo aver assistito alla reazione del padre. «Pensavo che fosse rimasto coinvolto nello stesso incidente, che fosse morto - ha raccontato - così sono scoppiata a piangere». Ansia e allarme comunque erano giustificati e 10 ore dopo hanno consentito di ritrovare Federico ancora vivo.

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