«Nicola è morto in braccio alla sua “bimba”, la 125»
Ferrara, l’ultimo saluto dei genitori e la passione per la motocicletta avuta in regalo. Il padre del giovane: in via Vallelunga pedoni e ciclisti non si rendono visibili
FERRARA. «Nicola è morto in braccio alla sua “bimba”», racconta con la voce increspata il papà, Milco Coltelli. La “bimba” era la HM 125, la moto da enduro che lui e la moglie Mara avevano regalato al figlio nell’aprile scorso.
Il cuore di Nicola si è fermato per sempre l’altro ieri nello stesso giorno in cui compiva 17 anni mentre si trovava a tre chilometri da casa. Dopo aver superato il cavalcavia sull’A13 in sella alla 125 ha incrociato due giovani immigrati che stavano camminando sul ciglio della strada, via Vallelunga, al buio (ma non c’era nebbia, spiega un testimone) e ne ha investito uno facendolo rotolare in un fosso.
L’HM è finita contro il guard rail ed è rientrata sulla carreggiata scivolando per alcune decine di metri, Nicola è caduto a terra. Un’agonia durata solo pochi minuti. «L’avevamo salutato alle 6 di ieri (venerdì, ndr) - ricorda la mamma - noi siamo andati a lavorare, lui si sarebbe alzato un po’ più tardi». Avrebbero dovuto incontrarsi di nuovo molte ore dopo, come succede in tante famiglie dove il lavoro separa ma anche unisce le persone. Milco, 51 anni, è dipendente di un’azienda agricola, Mara, 48, fa l’impiegata. «Eravamo a Cerea - è ancora la mamma a raccontare - quando ci ha chiamato il padre di un amico di Nicola. Suo figlio lo aveva riconosciuto mentre passava assieme alla mamma in via Vallelunga quando era da poco successo l’incidente. Il padre ha chiesto il numero di telefono di mio marito e ci ha chiamato». La corsa a Ferrara col cuore in gola, poi la conferma di fronte alla motocicletta rovesciata a terra, al lenzuolo bianco, ai vigili urbani che misuravano e raccoglievano rilievi utili per ricostruire l’accaduto. «Pentiti di avergli regalato la moto? No - rispondono mamma e papà - Nicola era felice, la chiamava la sua “bimba”. Ne era orgoglioso, amava la moto e anche il motociclismo». Una passione che condivideva con il padre. “Colto”, così lo chiamavano gli amici, frequentava l’istituto Navarra ed era iscritto alla seconda classe. «Gli piaceva scrivere - prosegue la mamma - Per i 18 anni aveva un sogno: andare a New York». Venerdì i genitori di Nicola hanno invitato i suoi giovani amici motociclisti a ricordare i momenti più belli trascorsi insieme. Ieri erano circondati dall’affetto di parenti e amici.
Inevitabilmente il discorso cade sulla sicurezza della strada. Via Vallelunga di notte è buia, è una strada stretta e con la nebbia la visibilità di riduce quasi a zero. «Anche io - interviene il padre - la percorro di frequente ed è pericolosissima: per i pedoni, per i ciclisti, ma anche per i veicoli, perché in quel punto ci sono due centri che ospitano rifugiati e richiedenti asilo (Ca’ Frassinetta e Jerry Masslo, ndr) che quando si spostano, anche di notte, spesso non usano giubbini rifrangenti o non accendono il fanalino. Ora è successa la tragedia, vediamo se cambierà qualcosa».
Milco è andato a fare un sopralluogo sul luogo dell’incidente. «Credo che Nicola sia andato a sbattere col casco contro un piantone del guard rail che - conclude il papà - dovrebbe essere schermato in basso per renderlo più sicuro se viene coinvolto un motociclista».(gi.ca.)
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