La Nuova Ferrara

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LA DOMENICA

Tranquilli, avevamo una banca...

di STEFANO SCANSANI
La sede della Carife
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La sede della Carife

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara dedicato alle vicende della Carife

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Luce dona alle genti, pace infondi nei cuor!

di STEFANO SCANSANI


Il dibattito politico di Ferrara si accuccia nel tepore della grotta. Per un mese se ne starà sospeso sotto le lampadine intermittenti del Natale e il glasbaum (albero di vetro) di piazza Cattedrale. L’ultimo consiglio comunale del 2015 è stato giovedì, chiuso con il concerto degli studenti delle elementari e delle medie inferiori. Il primo consiglio comunale del 2016 sarà il 18 o il 25 gennaio, salutato dal concerto del conservatorio. Quasi febbraio.


E quasi nessuno dei consiglieri e quindi degli amministratori ha chiesto una cosa naturale e giusta, resa necessaria dai tempi che corrono: portare nella sede somma della vita della città il dibattito su Carife.

Serviva il dibattito su Carife in consiglio comunale. Sul crac di Carife, sulla sterilizzazione delle decisioni prese dall’assemblea di luglio, sul salvabanche decretato dal governo, sulla rasatura a zero dei cittadini azionisti e obbligazionisti.


Quel “quasi nessuno”, non manda assolti tutti i partecipanti al consiglio, perché onorando la verità va ricordato che giovedì il consigliere di Forza Italia Zardi nell’ambito del question time ha chiesto chiarimenti al sindaco Tagliani. Il primo ha ipotizzato l’eventualità per il Comune di costituirsi parte civile in un possibile procedimento risarcitorio. Il secondo ha risposto che non si può, perché il Comune non è possessore dei titoli andati in fumo.

E che piuttosto va valutata la possibilità di costituirsi perché l’immagine della città è stata lesa. Bastava che Zardi fosse andato da qualsiasi legale o consulente e avrebbe ricevuto eguale soddisfazione. Ha evocato il dramma, ma ha sbagliato tema e sede.


I nostri consiglieri in offesa o in difesa, così tremuli, ansiogeni, barricaderi su temi come la sicurezza, l’immigrazione, la cooperazione, non hanno avuto l’illuminazione dalla pesantissima cometa economica che pencola sopra le teste ferraresi.


Eppure hanno esperienze magistrali nel redigere interpellanze (con oggetti generici), nel vergare interrogazioni (su fatti determinati), nel presentare mozioni (su atti amministrativi), nel proporre ordini del giorno (nei quali si può parlare del mondo, che ne so, dalla strage dei cincillà da pelliccia alle tensioni fra le due Coree). Eppure neanche hanno balbettato.

Certo, i 24 sindaci del Ferrarese, in testa quello del capoluogo che è anche presidente della Provincia, hanno sottoscritto una dettagliata e ruvida lettera al ministro Padoan, al governatore della Banca d’Italia Visco e al presidente dell’Abi Patuelli. La missiva, risalente all’11 dicembre, riportò lo sconcerto per il decreto salvabanche e la denuncia: “disattesi tutti i patti”, “procedimento lesivo”.


Tagliani con un’altra lettera, il 23 settembre, preoccupato per i rinvii nella costituzione del nuovo cda col Fondo interbancario, aveva invece chiesto al governo di intervenire con urgenza.


Un conto è prendere carta e penna, adunare gli altri colleghi sindaci, esercitare la propria autorità e autorevolezza, un altro è afferrare il problema di questo inizio secolo (quello della fine del Novecento ferrarese era stato il crac della coop Costruttori), issarlo su per lo scalone del municipio e portarlo in consiglio. In quell’aula ogni parte, ogni porzione che rappresenta città e cittadini può e deve dire la sua, davanti e dentro il problema vivo. Parlare finalmente, oltre la sordina, le felpature, il tatto della politica nei confronti del sistema compartecipativo locale e della sancta sanctorum Banca d’Italia. Politica che nulla deve c’entrare col mondo del credito, anche in forza di vicende nazionali più o meno recenti.


Ma dibattere in aula di Carife non avrebbe permesso il vegetare di illazioni del tipo: la giunta se ne guarda bene dal farlo perché il salvabanche di Renzi è sotto tiro; come può il Pd criticare il Pd?; le opposizioni conservatrici fanno muro intorno all’establishment che ha governato la vecchia Carife...


Che faccio? Chiamo il presidente del consiglio comunale, Girolamo Calò. Conferma che da fine novembre - da quando il governo ha decretato sui 4 istituti - non ha ricevuto alcuna richiesta formale di discutere l’argomento in aula o di programmare una seduta straordinaria.

«Niente, ho ricevuto niente. Mi aspettavo la richiesta da qualche formazione politica. Sono certo che un’occasione del genere poteva far bene alla città». Far bene significa chiarire, confrontarsi, nascondere nulla, dire tutto, prevedere che cosa andrà a succedere ai cittadini e all’economia, prevenire, perché la politica non ha una banca, ma la città di Ferrara ha perso la banca.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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