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presentato il ricettario “Pesci da museo”

Comacchio rilancia i sapori della tradizione

Comacchio rilancia i sapori della tradizione

COMACCHIO. Gli antichi saperi e sapori della tavola lagunare sono i protagonisti o, per meglio dire, gli ingredienti di “Pesci da museo”, il ricettario presentato ieri pomeriggio nel cuore delle...

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COMACCHIO. Gli antichi saperi e sapori della tavola lagunare sono i protagonisti o, per meglio dire, gli ingredienti di “Pesci da museo”, il ricettario presentato ieri pomeriggio nel cuore delle tradizioni comacchiesi, la Manifattura dei Marinati, dalla sua autrice, Lucia Felletti. In collaborazione con Maria Beatrice Barillari (ristorante “Europa” di Porto Garibaldi), Maria Grazia Soncini (ristorante “La capanna da Eraclio” di Codigoro) e il grafico Giorgio Giari, Lucia ha reso omaggio alla cucina comacchiese «con una visione di insieme che coniuga tradizione ed innovazione, in mezzo alle quali – ha sottolineato l’autrice – ci sta la cultura». In una sala affollatissima, presente anche il sindaco Marco Fabbri, l’autrice, parlando di un «lavoro corale» ha saputo coinvolgere il pubblico addentrandosi nei racconti di ricette, che affondano le radici in una tradizione millenaria, con l’anguilla sovrana incontrastata. Citando il medico Giovan Battista Bonaveri, autore del volume “Della città di Comacchio” (1761), la Felletti ha passato in rassegna i brodetti a base di anguilla che si cucinavano un tempo nella cittadina abbracciata dalle valli e dal mare. Dapprima con le spezie, simbolo di ricchezza ed opulenza, poi con il pomodoro, giunto in laguna tre secoli dopo la scoperta dell’America, l’anguilla è sempre stata cucinata con un’infinità di varianti, sino ad arrivare ai giorni nostri. Il ricettario si rifà all’antica tradizione ottocentesca, della quale era portavoce la trattoria “Da Pipetto” di Filippo Fantini, tramandata dagli eredi del ristorante “Europa” di Porto Garibaldi. Di grande interesse anche i rimedi ottocenteschi a base di anguilla per curare le infiammazioni. Dopo l’affascinante excursus gastronomico è toccato ai ragazzi dell’associazione “Marasue” e di “TeatroInsieme” condurre i visitatori alla scoperta della “Calata”, il luogo in cui sino a fine Settecento giungevano, a bordo delle caratteristiche “marotte” in legno circa 13mila quintali di anguille da marinare. «Dal lavoriero, ai casoni, sino alla commercializzazione – ha spiegato uno degli attori – il processo di marinatura delle anguille era quasi esclusivamente ad appannaggio degli uomini, ma le donne avevano un primato nella sala Fuochi, ad arrostire i tranci di anguilla negli spiedi». Sono poi stati illustrati i diversi passaggi che ancora oggi portano sul mercato le anguille marinate in una concia a base di aceto, sale ed alloro.

Katia Romagnoli

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