«In Vallelunga ho rischiato di investire pedoni di notte»
«Sono la mamma di un’amica di Nicola, il ragazzo che è morto nell’inc idente in Vallelunga. Nicola per me era come un figlio. Ho di lui il ricordo di tanti pomeriggi d’estate a chiacchierare e...
«Sono la mamma di un’amica di Nicola, il ragazzo che è morto nell’inc idente in Vallelunga. Nicola per me era come un figlio. Ho di lui il ricordo di tanti pomeriggi d’estate a chiacchierare e scherzare seduto sul dondolo di casa». Inizia così la mail che Vanda Bui, professione medico, ha inviato alla Nuova non solo per ricordare Nicola Coltelli, ma per dire che si dovrebbe fare di più per migliorare la sicurezza sulle strade, «Più volte rientrando tardi dal lavoro ho rischiato anch’io in auto di prendere il guard rail o di investire uno di quei poveri ragazzi di colore rifugiati e ospiti dell’ex scuola che si trova appunto in fondo a via Vallelunga. Ma allora mi chiedo: come mai il comune investe denaro in quelle benedette “macchinette” autovelox (in via Vallelunga il limite è trenta km/ora!) raccontandoci che è per la sicurezza dei cittadini (certo non per aumentare gli intrioti co le multe!) e non nell’illuminare meglio i guard rail come ho visto ad esempio in Gran Bretagna? E come mai, visto che parliamo di accoglienza, i rifugiati non vengono forniti di giubbotti catarifrangenti affinché nel buio siano più visibili?».
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