Asl e Sant’Anna uniti? Matrimonio prematuro
I dirigenti Bardasi e Carradori: «Manca la copertura nella Legge di Stabilità» Tagli ai dipartimenti amministrativi, ma i posti letto non si toccano
Il 2016 promette di essere un anno chiave nel processo di riorganizzazione interna alle due aziende sanitarie. Nessuna fusione tra Asl e Sant’Anna, la copertura normativa non c’è ancora nella legge di stabilità in Parlamento. Allora la strada scelta è «una cooperazione rafforzata in grado di produrre efficienza e risparmi da investire nella garanzia dei servizi offerti ai cittadini», dicono Paola Bardasi e Tiziano Carradori, i direttori generali insediati a Ferrara da circa dieci mesi. C’è un accordo quadro tra le due realtà, firmato a luglio e presentato in conferenza sociosanitaria, a tracciare la via dei regolamenti attuativi che seguiranno. La certezza è una: «Oggi due apparati tecnici che si sovrappongono duplicando le attività, senza dare valore aggiunto alla gente, non sono più sostenibili: dobbiamo essere più agili e flessibili, facendo le stesse cose di prima», spiega la manager centese.
Ecco che i dipartimenti amministrativi verranno ridotti a zero dai cinque attuali: il futuro della ventina di figure professionali, tra quadri e dirigenti, interessate dalla ristrutturazione «sarà condiviso il più possibile con i sindacati affinché l’impatto non sia traumatico», assicura il numero uno dell’Asl. Lo scopo, aggiunge Carradori, «con la riduzione del numero complessivo dei dipartimenti da 17 a 9, non è tanto quello di ottenere risparmi in termini economici». C’è anche quello, certo, ma la parola d’ordine “integrazione” è quella che fa gioco sul resto. È ciò che si vuol mettere in campo anche per suturare l’ennesimo sacrificio in termini di riduzione di posti letto (una quarantina o poco più quelli in provincia) previsto nel 2016. «Il nostro territorio ha già dato molto – sostiene la Bardasi -, non ci saranno ulteriori manovre. E il prossimo anno avremo più che altro una nuova etichettatura dei letti, niente di sconvolgente: passando per un utilizzo più efficiente dei posti attuali e per il trasferimento di parte dell’attività dal day hospital al livello ambulatoriale». Lasciando immutato il percorso assistenziale del paziente e come già sperimentato dalla Regione per gli interventi di cataratta.
La riorganizzazione interna metterà alla prova anche il versante delle chirurgie. «Dobbiamo sfruttare la capacità produttiva di tutte le sale operatorie, sfruttando anche quelle degli altri ospedali oltre a Cona – sostiene Carradori -. È la strada giusta che ci consentirà di aggredire quella parte evitabile di mobilità passiva verso l’esterno e soprattutto verso il Veneto: un fattore che ci costa venti milioni di euro ogni anno, risorse che devono rimanere qui».
I due manager intanto sfoggiano buoni risultati circa le liste d’attesa. In dicembre si è raggiunto quota 99% nell’obiettivo fissato dalla Regione (che prende in considerazione una cinquantina tra le specialità più diffuse) di garantire prime visite entro 30 giorni e altre prestazioni diagnostiche entro 60. «In precedenza eravamo la maglia nera della regione – osserva la Bardasi -. Non abbiamo agito sull’offerta, visto che le prestazioni offerte in provincia sono stabili a quota un milione e 290mila. Piuttosto si è lavorato sull’appropriatezza delle prescrizioni da parte dei medici specialistici e di base. Poi abbiamo aggiunto 40 ambulatori, spostando la libera professione dopo le ore 17 e recuperando spazi per i primi accessi. E sono stati assunti 14 nuovi professionisti». Consolidare tutto ciò è tra gli obiettivi del 2016: si punta a ridurre le tempistiche anche per i ricoveri programmati e gli interventi chirurgici non urgenti, aggiunge Carradori.
Fabio Terminali
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
