Bergamini, il procuratore «Possibile riapertura caso»
Il magistrato Eugenio Facciolla: «Zone d'ombra che creano sconcerto» La sorella Donata: «Aspettiamo i fatti». La strana morte del calciatore nel 1989
BOCCALEONE. «Non escludo la riapertura del caso, soprattutto per una mia impostazione professionale». Parole destinate, forse, a riaprire uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi decenni italiani, quello del calciatore del Cosenza, Denis Bergamini, deceduto nel 1989 in circostanze mai chiarite. Ma soprattutto, parole che ieri sono arrivate direttamente dal procuratore capo della Repubblica di Castrovillari, nel Cosentino, Eugenio Facciolla. Procuratore della Repubblica che, tra le altre cose, ieri ha incontrato la sorella del calciatore scomparso, Donata Bergamini ed il legale della famiglia l’avvocato Fabio Anselmo. L'inchiesta sulla morte di Bergamini fu archiviata all'epoca perché attribuita a suicidio. Dopo l'ulteriore archiviazione dell'inchiesta, riaperta nel 2011, sulla morte del calciatore, il procuratore Facciolla aveva espresso l'intenzione d’incontrare i familiari di Bergamini. Da qui l'incontro ieri in Procura con Donata Bergamini. «Bisognerebbe fare un salto nel passato - ha aggiunto Facciolla - per analizzare il tessuto sociale dell'epoca. Quel che è certo è che ci sono delle zone d'ombra che creano sconcerto. Come alcune lesioni di cui si parla e l'asfissia indotta da un sacchetto di plastica o da qualcosa del genere, che ho visto come qualcosa di molto forte. Ho qualche dubbio all'idea di poter pensare che un atleta che aveva un'affermazione di un certo tipo, all'apice del successo, improvvisamente di punto in bianco decida di farla finita con una modalità così cruenta e repentina». Parole nette, precise, coraggiose, forse anche inattese.
Parole che non potevano che generare la moderata soddisfazione della sorella: «Siamo soddisfatti con riserva - ci ha risposto ieri sera alle 20,15 la stessa Donata mentre in auto rientrava da Castrovillari - , ma aspettiamo fatti concreti».
Il giudice per le indagini preliminari di Castrovillari aveva di recente archiviato l'inchiesta sulla morte del calciatore deceduto quel maledetto 18 novembre 1989 lungo la Statale 106 Jonica, all'altezza di Roseto Capo Spulico (sempre nel Cosentino). Nell'inchiesta erano indagati l'ex fidanzata del calciatore, Isabella Internò, accusata di concorso in omicidio, ed il camionista Raffaele Pisano, per favoreggiamento. Per i due indagati, il 22 dicembre scorso, la Procura di Castrovillari ha chiesto l'archiviazione. Contro la richiesta della Procura si era immediatamente opposta la famiglia del calciatore deceduto. Che ora attende la riapertura del caso.
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