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Ferrara

Quando l’abbandono può diventare un’arte

di Davide Bonesi
Quando l’abbandono può diventare un’arte

Copparo, Luciana Linck Abati fotografa in modo artistico i luoghi del degrado «Qui ho trovato dei posti incredibili: abbiamo un patrimonio da difendere»

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COPPARO. I luoghi dell’abbandono possono diventare arte. Anzi, spesso sono da ritenere arte, anche se non tutte le persone riescono a cogliere questa differenza.

La Nuova Ferrara da tempo si occupa di edifici storici della nostra provincia finiti nel degrado, siano essi ristoranti, discoteche, fabbriche o ville. Ad accompagnare i nostri servizi le fotografie di Devis Ph Vezzaro, creatore della pagina Facebook “I luoghi dell’abbandono”. Ma c’è pure chi in gran parte di questi edifici riesce a vedere il lato artistico, regalandolo poi attraverso stupende fotografie, alcune delle quali già vendute a scopo benefico. Questo qualcuno è Luciana Linck Abati, che come dimostra il cognome è un mix di diverse etnie: «In effetti sono italo-tedesca cresciuta in Brasile, sposata con un Modenese e residente da due anni nel Ferrarese, precisamente fra Copparo e Jolanda di Savoia».

Proprio dalle nostre parti è scattata la molla: «Al di là delle mie esperienze lavorative - racconta Luciana -, in particolare nel campo della moda, per le quali ho vissuto quattro anni in Giappone, ho sempre avuto uno sguardo particolare per l’arte. Il mondo della moda è futile, così ho deciso di lasciarlo, e una volta che ci siamo trasferiti in provincia di Ferrara sono stata letteralmente colpita dal fatto che vedevo arte ovunque, in luoghi abbandonati sì, ma anche in stupendi granai sparsi in tutta la provincia. Ho subito iniziato a fare delle fotografie, mio modo di testimoniare quanto vedevo. Lo scopo è valorizzare queste cose preziosissime purtroppo abbandonate dalla gente».

«L’arte - continua Luciana non è solo all’esterno degli edifici, spesso si trova al proprio interno, parlo in primis di quadri, ma anche colonne, archi ed altro. Ho scattato foto a Villa Magnoni di Cona, all’ex ospedale psichiatrico dei bambini di Aguscello, a Villa Boccaccini (quella del film La casa dalle finestre che ridono) a Comacchio, Villa Pizzatola nella vicina Trecenta, granai vari. Alcune di queste le ho vendute, miei amici in Brasile le hanno volute a tutti i costi. Si tratta di sei mesi di lavoro, ma non cerco alcun compenso: innanzittutto il sogno è allestire una mostra delle mie fotografie, mentre il ricavato della vendita lo devolverà interamente ad enti del territorio, perché è giusto che ad usufruirne siano le persone che in questi posti sono nate e vivono».

Sul sito www.lanuovaferrara.it alla sezione foto si troveranno queste ricche gallery, suddivise in puntate. Ma Luciana ha pure un altro sogno nel cassetto: «Da primavera vorrei dare uno sguardo alla cultura contadina, fotografando e intervistando le persone».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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