Carife, Franceschini ministro ‘azzerato’
“Libero” lo accusa di conflitto d’interessi, lui sarcastico: ci ho perso anch’io I contatti per agevolare il Fitd e poi la risoluzione. La sorpresa-commissari
Il bassissimo profilo tenuto da Dario Franceschini sulla vicenda Carife, che a posteriori (vedi il finimondo Boschi-Etruria) si può anche spiegare, è stato squarciato ieri da un lungo articolo di Libero. Il parallelo tentato tra il ruolo e i rapporti con Carife del ministro alla Cultura, e quello della collega titolare alle Riforme, il cui padre è stato negli anni recenti vicepresidente di Etruria, in realtà si è rivelato un assist per Franceschini, il quale ha potuto smontare con una buona dose di sarcasmo le “accuse” di conflitti d’interessi. E da quanto emerge dalle parole degli Amici di Carife, pure tirati in ballo nell’articolo, l’azione di lobbing svolta nelle settimane cruciali dell’intervento della politica nella vicenda, è al livello degli altri parlamentari ferraresi: «Sì, è vero - conferma il presidente Marco Cappellari - abbiamo avuto contatti diretti con Franceschini come con i rappresentanti ferraresi a Roma, e con le istituzioni: a tutti continueremo a sollecitare un maggiore impegno per risolvere il gravissimo problema che si è abbattuto sul territorio». I risultati di questi contatti, in effetti, sono stati giudicati in maniera tutt’altro che soddisfacente dai piccoli soci, avendo “azzerato” la stessa partecipazione Franceschini.
Il presunto conflitto d’interessi del ministro, nella vicenda Carife, ha radici storiche, secondo l’articolo. Viene infatti riesumato il ruolo del nonno di Franceschini, Luigi, come commissario giudiziale nel... Piccolo credito di Ferrara, anno 1928. La liquidò e continuò ad occuparsi di banche, diventando anche consigliere di Carife nel dopoguerra. «La Banca di piccolo credito, perché liquidata qualche annetto fa, nulla c’entra con la Cassa di Risparmio, se non per il fatto di essere stata una banca della stessa città» è la prima risposta di Franceschini. E il padre Giorgio, prima consigliere Carife e poi socio, su designazione del Comune, nella Fondazione? «Mio padre è stato consigliere della Cassa di Risparmio per alcuni anni, cessando dalla carica circa 30 anni fa».
Libero rinfaccia poi al ministro di essere azionista della Cassa, e lui confessa beffardo di essere «stato pizzicato. Debbo dimettermi direttamente o costituirmi? Ho effettivamente azioni Carife, poche, più esattamente 300, come risulta dalla mia dichiarazione patrimoniale, pubblica ai sensi di legge. E quelle azioni - è la sua chiosa - come purtroppo quelle di una gran parte dei ferraresi che erano azionisti di Carife, oggi non valgono più nulla». Ultima “ammissione” del ministro, di avere «anche un conto corrente presso la Cassa di Risparmio e, peggio, ce l’ha anche mia mamma».
Resta il lavoro svolto da Franceschini per trovare una soluzione pre-azzeramento, con il ministro che non mette becco sulla ricostruzione del quotidiano sul ruolo avuto in un incontro tra Riccardo Maiarelli, presidente della Fondazione, e il ministro Pier Carlo Padoan, a seguito del quale la Fondazione decise di votare sì la famoso piano Fitd, che teneva in vita gli azionisti e non toccava i bondisti junior. Quel piano, in ogni caso, è stato affossato dall’Unione Europea con una lettera del 19 novembre dei commissari Margrethe Vestager e Jonathan Hill, resa pubblica in queste ore, nella quale, in sostanza, non s’impone nulla all’Italia ma si avverte che, «nel caso» l’intervento del Fitd fosse stato giudicato aiuto di Stato, Carife e le altre sarebbero ricadute nel più punitivo (per bondisti, imprese e correntisti) bail-in pieno.
Questo scenario fa il paio con quello mai smentito da Franceschini, e alimentato da fonti romane, secondo il quale nel 2013 l’allora ministro dei rapporti con il Parlamento seppe solo a cose fatte del commissariamento Carife, disposto dal suo compagno di banco Fabrizio Saccomanni.
Stefano Ciervo
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