La Nuova Ferrara

Ferrara

VERBA VOLANT

Ma l'albero di vetro è giusto

di STEFANO SCANSANI
L'albero di Natale di vetro in piazza Cattedrale a Ferrara
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L'albero di Natale di vetro in piazza Cattedrale a Ferrara

Il commento natalizio del direttore della Nuova Ferrara

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Con gli auguri rompo gli indugi. E scrivo che l’albero di Natale in vetro di Murano montato in piazza Cattedrale è giusto. Mi infilo fra le migliaia di commenti che dall’8 dicembre bombardano l’installazione creata da Simone Cenedese, la quale ha fatto rimpiangere l’abete classico, vivo e lampadinizzato a una moltitudine di ferraresi natalizi ortodossi. E che in molti ha irradiato nostalgia per l’albero-salamina che un paio d’anni fa era stato donato dall’alpina Salvatonica, basso e panciuto. Scrivo che la scultura di vetro è giusta, per dire che è rappresentativa del momento nostro: fragile. L’albero in vetro di Ferrara è un’allegoria, una stilizzazione, com’è quello di Urbino, dove Vittorio Sgarbi fino all’altro ieri è stato assessore alla Rivoluzione, alla Cultura e all’Agricoltura. Si è dimesso per quell’affare simbolico.

A Urbino è stato installato un abete liscio, piramidale, solido come un armadio.
Sgarbi l’ha criticato alla sua maniera pre e post infarto: «A Urbino è necessario ritrovare le palle. Di Natale». Classiche, di vetro. Per quello di Ferrara la questione non è tanto diversa: i tradizionalisti vorrebbero il ritorno al vegetale naturale, agli aghi autentici, al verde. Verde speranza. Sempreverde per confortare. Al contrario ci è capitato il vetro fragile, le palle sono diventate tubi che aspettano un suono, una sirena, per la città incagliata, la provincia incerta.


Involontariamente questo cono irto di vetro soffiato, che quand’era nudo assomigliava a una grattugia, poi colorato e illuminato, ha rotto la continuità del sempreverde, quasi coincidendo (per novità, sterzata e trauma) col fragile momento ferrarese.


Guardatela, rivedetela, capitela: l’arte serve a questo, a interpretare, suggerire.
L’installazione di vetro è la stilizzazione estrema di un abete, ne è quasi una traduzione al neon, bottiglie nobilitate, la risposta fluorescente a una città che reclama di essere metafisica.
Certo, l’albero di vetro lascia perplessi. È anche piccolo, perché deve misurarsi con la facciata della cattedrale e la fuga della piazza, che si mangiano tutto. È dunque un albero-scultura da camera, un bell’oggetto di designer.
Ce lo saremmo probabilmente goduto in un circuito chiuso architettonico, come piazza Municipale o meglio ancora la Rotonda Foschini. Ma è lì, sul sagrato, e ce lo teniamo. Ci dà lezione di fragilità in un anno in frantumi per tanti motivi incombenti.


Mai come prima l’economia non coincide con la serenità, e faccio riferimento al passato recentissimo di Carife e al presente di tanti risparmiatori. Faccio riferimento all’ulteriore depotenziamento e avvilimento della società, delle famiglie, del territorio. Crisi dentro la crisi.


Ci aspettano ora il convoglio delle feste e le puntuali riflessioni di bilancio, una tentazione di bontà, una forma d’amore per quel che siamo e ciò che vorremmo essere: passare dal fragile all’infrangibile. Proviamoci. Buon Natale Ferrara, buon Natale ferraresi.
 

Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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