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«Celebro la Natività in un luogo a me caro»

«Celebro la Natività in un luogo a me caro»

Comacchio, l’arcivescovo Negri la notte e il giorno di Natale nel duomo di San Cassiano

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COMACCHIO. «Questa notte Gesù nasce qui a Comacchio. E’ un’intuizione teologica fortissima, avuta da questa comunità a me tanto cara, per celebrare la Natività, perché Cristo nasce e vive ovunque venga testimoniata con forza la sua venuta nel mondo». Queste le parole dell’arcivescovo, monsignor Luigi Negri, pronunciate la vigilia di Natale durante la “Funsiòn dal Bambèn”, la benedizione di Gesù Bambino e dei fedeli nel duomo di San Cassiano. «Cristo è il senso della celebrazione del Natale – ha aggiunto l’arcivescovo -, che è celebrazione del suo accadere qui e ora. C’è un qui e un’ora che deve essere sempre detto, quando si parla dell’Incarnazione di Cristo – ha ribadito l’arcivescovo – per cui è vero che Cristo nasce questa notte a Comacchio». Dopo l’applauso scrosciante dei fedeli, circondato dagli attori dell’associazione culturale “Al Batàl” in costume di vallanti d’altri tempi, che si accingevano a rappresentare la Natività sul Trepponti, mons. Negri ha poi percorso le navate del duomo con l’effige di Gesù Bambino, prima della deposizione nel presepe allestito dal gruppo parrocchiale. Di altro tenore le parole pronunciate dallo stesso arcivescovo l’indomani, durante l’omelia della messa di Natale, sempre nella concattedrale. Citando il filosofo tedesco Jürgen Habermas, amico del Papa emerito Benedetto XVI, l’arcivescovo ha invocato i fedeli convenuti a «non camminare nelle strade polverose del nulla, ma lungo il sentiero delle verità». Senza soffermarsi sul Giubileo della Misericordia inaugurato nei giorni scorsi da papa Francesco, mons. Negri ha manifestato la propria «preoccupazione angosciosa per la tentazione che si è profilata nella chiesa. Qualche ecclesiastico – ha precisato l’arcivescovo -, dice che il Natale è la festa dell’accoglienza di ogni bimbo che entra sulla terra. Cristo non è la novità, ma il fare del bene. Guai a noi fratelli – ha esclamato mons. Negri – se tradissimo il miracolo che sta davanti a noi. Guai a noi se accettassimo di compiere il tradimento di Giuda. Dobbiamo sentire questo pericolo e radicarci nella strada dell’obbedienza alla chiesa». Negri ha assicurato la propria presenza anche al “Te Deum” del 31 dicembre nel santuario di Santa Maria in Aula Regia, con «la speranza che finisca l’incomprensibile accanimento di certi settori della Santa Sede verso i francescani, ai quali rinnovo la mia affezione e gratitudine». (k.r.)

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