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la crisi della banca

I dirigenti: «Non si può fare causa a Nuova Carife»

I dirigenti: «Non si può fare causa a Nuova Carife»

Ferrara, la good bank nata il 22 novembre ritiene di non aver conti aperti o da regolare con il passato. Un grazie ai dipendenti

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FERRARA. La Nuova Carife e le altre tre banche invischiate nel mezzo bail-in del 22 novembre fanno sapere che non è con loro che debbono prendersela gli investitori e i risparmiatori che si sono visti azzerare i valori delle azioni e delle obbligazioni subordinate. Le cause giudiziarie, le contestazioni, i ricorsi, le richieste di danno o di risarcimento vanno indirizzate altrove.

La specificazione è contenuta nell’ultima parte del comunicato diramato la vigilia di Natale dopo i quattro consigli di amministrazioni delle Nuove Banche (Nuova Cassa di Risparmio di Chieti, Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara, Nuova Banca Popolar dell’Etruria e del Lazio, Nuova Banca delle Marche) che si sono tenuti a Roma uno dietro l’altro.

Questo il passaggio: «In linea con lo status di Nuove Banche si è poi avviato totale supporto e collaborazione: al Fondo per i Risparmiatori in via di istituzione; alle Autorità Inquirenti e di Vigilanza per le indagini e approfondimenti relativi all’operato delle Vecchie Banche, nonché ai Commissari Speciali delle Vecchie Banche per le azioni di responsabilità ad essi spettanti». A questo proposito - precisa il comunicato congiunto delle quattro Nuove Banche «si è ulteriormente accertato che in linea con la direttiva europea del Bail-In e con la norma italiana di recepimento, le Nuove Banche non sono titolate ad attivare nuove azioni di responsabilità e al contempo non possono essere oggetto di azioni da parte dei precedenti azionisti ed obbligazionisti subordinati».

Chi, in via diretta o tramite le associazioni dei consumatori, aspira a recuperare quattrini, non dovrà bussare alla porta della Nuova Carife, che è stata creata proprio per tagliare i ponti con il passato, con quanto avvenuto fino al 22 novembre. Casomai ci si potrà rivolgere alla bad bank, la banca cattiva dove sono confluiti i crediti incagliati e di complicato recupero. Ovviamente questo è quanto hanno accertato le Nuove Banche, che al di là degli aspettti di diritto hanno tutto l’interesse a chiamarsi fuori dale partite giudiziarie.

Sbagliare indirizzo può essere fatale in queste annunciate cause legali: la Fondazione Carife non a caso ha interpellato alcuni avvocati per capire a chi deve chiedere conto per gli effetti del decreto salva banche: governo, Bankitalia, Commissione europea?

È il presente e l’immediato futuro l’orizzonte che interessa le Nuove Banche. Il comunicato precisa infatti che i quattro cda «si sono concentrati sulle delibere interne necessarie ad accelerare la piena operatività delle “Good Bank”. In particolare, hanno posto massima attenzione sulle famiglie e sulle piccole imprese, promuovendo l’azione sui territori di tradizionale insediamento e facendo piena leva sull’eccellente solidità patrimoniale (oltre 1,800 miliardi di euro) di cui le Nuove Banche dispongono». A questo proposito il cda della Nuova Carife ha accolto «con soddisfazione i recentissimi rinnovi delle tesorerie del Comune e della Provincia di Ferrara»; lo stesso ha fatto Nuova Banca Marche per la tesoreria del Comune di Pesaro.

Dai quattro consigli di amministrazione arriva anche una carezza al personale che è stato messo a dura prova a in queste settimane: «profonda riconoscenza ai 6.000 dipendenti delle Nuove Banche per l’energia e la passione profusi verso l’azienda e verso la clientela in questa impegnativa fase di avvio».(m.p.)

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