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Avis provinciale, le donazioni di sangue calate del 3%

Avis provinciale, le donazioni di sangue calate del 3%

Il bilancio annuale del presidente Ghinelli è comunque positivo nonostante tante problematiche

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«Nonostante il calo del 3% delle donazioni, il bilancio dell'annata 2015 è positivo».

Florio Ghinelli presidente dell'Avis Provinciale è quindi soddisfatto, specialmente se paragona la situazione ferrarese a quella delle altre Province.

«Fortunatamente l'uso del sangue è in parte diminuito per cui siamo riusciti a donare circa 5000 sacche a regioni come la Sicilia e Sardegna, tradizionalmente scarse di sangue, ma anche alla Toscana, al Lazio e perfino alla Lombardia - prosegue - a dimostrazione che il calo delle donazioni è generalizzato e presente non solo in Emilia Romagna ma in tutta Italia». Se si vanno ad esaminare le cause, le motivazioni sono davvero le più diversificate; innanzitutto una bassa natalità che non consente quindi il ricambio generazionale. «Ogni anno perdiamo per raggiunti limiti di età o per malattie - ricorda Ghinelli - circa 1000 donatori che dovrebbero essere sostituiti con 2000 nuovi soci, ma questo non avviene, anzi i nostri giovani donatori donano molto meno rispetto ai “vecchi“ volontari. La crisi economica che da anni ci sta attanagliando ha influito anche sulle donazioni; molti infatti hanno perso il lavoro e non vengono più con la stessa regolarità di prima. La scorsa estate è stato particolarmente caldo e con certe temperature non si dona volentieri. La rete informatica ha problemi logistici e questo ci ha complicato il lavoro. Ad esempio in luglio quando c'è l'emergenza vacanze non siamo riusciti a chiamare tanti donatori. Infine l'ultimo problema si riferisce alla nuova legge che prevede uno stacco di 11 ore fra un turno e l'altro per gli infermieri; questa situazione però è stata quasi risolta grazie all'intervento delle direzioni degli infermieri dell'Usl e dell'Azienda Ospedaliera che si sono messi a disposizione dell'Avis. Quello che invece non ha inciso è stata la chiusura di alcuni punti di raccolta».

È infatti accaduto che in certe sedi come San Martino le donazioni dopo la chiusura siano aumentate mentre invece laddove il punto raccolta è rimasto aperto, siano calate. Con queste motivazioni il calo del 3 per cento di Ferrara non è grave anche se non si deve mai abbassare la guardia ma cercare sempre di stimolare le persone al grande gesto della donazione.(m.g.)

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