E se i cento dipinti della Fondazione li comprasse lo Stato?
È la proposta di Vittorio Sgarbi in convalescenza a Ro La prima lezione dopo l’infarto è su Ferrara matrigna
Voleva dire suonare il campanello e andare a vedere gli affreschi di casa Minerbi, cosa che allora era facile. Mi pare che fra poco debbano aprire questa casa straordinaria che io l’ultima volta ho visto invece con Edmondo Berselli. Con lui feci una puntata sul Po a Ferrara e andammo insieme a vedere questi affreschi.
Forse l’ultimo episodio pubblico di qualche rilievo fu quando mi conferirono il premio della Camera di commercio. Ma in generale sento Ferrara la città d’Italia più lontana da me. Forse il dominio pontificio l’ha resa l’opposto di quello che è nella memoria di una fase storica così grandiosa come è stata quella degli Estensi con la quale si apre e si chiude un’epoca. Quello che viene dopo è una lunghissima decadenza che arriva fino all’estenuazione del nostro tempo.
QUALUNQUE POSTO.
Torno a Ferrara per ragioni familiari, perché mia sorella ha voluto onorare sua madre con le case Cavallini Sgarbi: quel luogo dove sono stato da ragazzo è che per lei un luogo di vita. Ed io prevalentemente quando vengo è soprattutto in condizioni di malattia o di convalescenza. Vengo qui, a Ro, che non è propriamente Ferrara, ma potrebbe essere in un qualunque luogo della Terra. Nel senso che è il luogo dove io ho raccolto i quadri e i libri che poi non hanno come destinazione Ferrara, come avrei voluto e come sarebbe stato logico essendo la collezione più importante che è stata fatta a Ferrara... ma chissà quale altro luogo d’Italia.
TIZIANO.
Detto questo ho mantenuto rapporti con la città attraverso alcune istituzioni. Una è la Cassa di Risparmio, per cui ho avuto lunghi e intensi rapporti con il presidente Santini a cui ho fatto acquistare quel Tiziano che oggi mantiene a tal punto il suo valore di investimento che ho ricevuto nei giorni scorsi persone che volevano sapere se era possibile acquistarlo.
Questo attesta che quell’acquisto era stato positivo rispetto a tanti altri discutibili. Con Santini i rapporti sono sempre stati costruttivi tant’è che ho anche scritto per la celebre collana della Cassa di Risparmio alcuni volumi, in particolare uno su Francesco del Cossa e un altro su Domenico di Paris sulla scultura ferrarese del Quattrocento... Per cui con quel presidente ho avuto un rapporto diciamo attivo rispetto alle istituzioni pubbliche.
CON LA CHIESA.
Invece non ho avuto rapporti, se non una volta sporadicamente, con la Provincia per una mostra sulle armi estensi in un castello vicino a Praga dove sono confluite alcune opere di provenienza estense. La seconda istituzione con cui ho avuto rapporti ma solo nell’ultima rappresentazione del suo potere, ammesso che si possa chiamare tale, è la Chiesa, perché conoscevo bene monsignor Luigi Negri.
È venuto diverse volte qui a casa, e ha pensato di compensare l’errore della città rispetto alla mia collezione ospitandola temporaneamente in una mostra che poi non si è realizzata a palazzo vescovile. Quindi in quell’occasione e in altre, anche a Roma il giorno famoso dell’incidente che si narra sui giornali delle dichiarazioni del monsignore, lui veniva da un incontro con me a Roma intorno al tema dell’architettura religiosa contemporanea su cui entrambi abbiamo espresso molte riserve. Infatti essa è concepita prevalentemente da architetti atei la qual cosa non è influente o ininfluente, ma dimostra poi una totale assenza di relazione fra le forme artistiche e architettoniche e la spiritualità che non vi abita. Questo è il quadro.
MESSAGGI.
Per il resto ho ricevuto attestazioni di amicizia e di stima quando ho avuto l’infarto e sono stato operato e quando sono rimasto ferito nell’incidente stradale. Segnali positivi di attenzione sono venuti da Ferrara e in particolare da ogni parte d’Italia e dal giornale su cui oggi indico e racconto queste cose.
Messaggi di attenzione verso un cittadino che si è distinto e verso una persona che con il tempo evidentemente ha rivelato che il suo temperamento non era però estraneo a principi, valori e, diciamo, sentimenti condivisi anche dai ferraresi. Sono ovviamente grato a loro, indipendentemente dalla mia distanza dalla città. Io sono più vicino a Mantova, a Modena , a Parma. Ho rapporti con tutte queste città: ovviamente Venezia avendoci lavorato. Ferrara è una città che mi è lontana pur non potendo non riconoscerne l’infinita bellezza e la poesia che è come di una città morta, una città abbandonata. È un luogo dove non c’è una vita delle cose, una vita delle persone. Ma c’è una memoria delle cose, una memoria delle persone. Per cui la visito come si visita un sito archeologico.
COME POMPEI.
Ho detto frequentemente che per me Ferrara è come Pompei di notte, nel senso che Pompei è anche animata come una città vera per la quantità di visitatori che ha.
Ferrara ha questa presenza rarefatta dei suoi cittadini e anche dei turisti. Ed io, tornando in qualunque stagione, ora vedevo i miei compagni di scuola fermi come statue in un quadro di de Chirico sempre davanti qa storici bar - non so se ci siano ancora questi esercizi pubblici famosi - come in una vita che è ferma. E quindi la concezione che ho di Ferrara è di un luogo che appartiene a una dimensione non presente, insomma, come Persepoli, come Palmira. Quando io penso a Ferrara penso a Palmira, non alla Palmira attuale ovviamente perché è fin troppo viva nella tragedia della distruzione. E quindi l’idea di fare tre o quattro interventi su Ferrara che, già questo di de Chirico mi sembra interessante. È il ritorno di una grande civiltà, l’ultima grande civiltà artistica ferrarese, quella della metafisica, riproposta nella città della metafisica. Mi sembra un’ottima idea da questo punto di vista. Per il resto rilevo alcuni innesti, come quello di ridar valore alla Cassa di Risparmio attraverso la rappresentazione di quello che ha raccolto dell’arte e che ha fatto dell’arte, delle pubblicazioni, commemorando sempre la grande epoca degli Estensi.
INVESTIMENTI IN ARTE.
È un percorso che va dal Trecento fino alla devoluzione. La banca ha patrocinato gli studi e le pubblicazioni anche sul Seicento, sul Settecento che è la collana più bella di storia dell’arte che sia stata concepita da un istituto di credito. I quadri che ha acquistato, fra cui il Tiziano, il Bastianino e il Dosso Dossi, li esporrei nella sede di Palazzo Crema, sede della Fondazione Carife, a testimoniare che la Cassa di Risparmio ha prodotto cultura e ha prodotto anche investimento nel senso che quelle opere non sono necessariamente res nullius. Quelle opere non è che devono essere per forza di Ferrara: sono un investimento positivo che può essere utile per valorizzare la Cassa di Risparmio, per mostrare che c’è, per dare senso a un edificio che è chiuso ai cittadini come Palazzo Crema.
LO STATO.
Da qui poi lo Stato potrebbe intervenire valorizzando la quadreria ulteriormente. Precisamente attraverso un legittimo acquisto, come dovrebbe fare uno Stato che non può contribuire al salvataggio di una banca. Però può acquistare una parte del patrimonio culturale per destinarlo alla città che lo possiede.
Vittorio Sgarbi
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