2015. Le ultime parole famose Lagna, Bolzano, Ottimismo
Mi auguro un po' di ottimismo... A Ferrara si vive meglio che a Bolzano...
Scrivetele. Tenetele a mente. Sono le ultime parole famose del 2015. Le ha pronunciate Tagliani, sindaco della città capoluogo nonché presidente della Provincia, nella conferenza stampa di fine anno. Non ho nessuna intenzione di soccorrere il primo cittadino dalla baraonda di commenti, o proteggerlo dalle botte da orbi che manganellano la sua linea di pensiero. È un uomo sulfureo e quindi infiammabile, combattente, nelle ultime settimane più scapigliato del solito: che s’arrangi.<QM>
Dico semplicemente che Tagliani si è confezionato un auspicio e si è dato una risposta. Chiede ai cittadini di cavar fuori ottimismo. Poi, smontando la scienza parametrica delle classifiche nazionali, ha promulgato che in verità il buon vivere ferrarese è superiore a quello della città capitale del Südtirol. Ma che dice? Ne è sicuro? Lui motiva la sua certezza affermando che a Bozen ha trascorso un anno. Ne è esperto. I maligni vi rintracciano il suo anno militare, oltre tre decenni orsono, e probabilmente non vissuto da felice schuhplattler (picchiatore di scarpe, danza tipica tirolese), ma da alpino del 110° battaglione “Edolo”, in forza al meteomont, l’ufficio previsione valanghe.
DEPRESSIONE.
Nei paradossi di Tagliani scorre la tensione e la depressione di questa nostra città. Badateci: il suo appello alla fiducia, quale ingrediente indispensabile per la ripresa, è identico a quello invocato da Renzi, di discorso in discorso. Come quello di martedì per i titoli di coda del 2015. Più serenità, più fiducia, più ottimismo. Fra l'altro Tagliani nella sua di conferenza sull’annata che va esaurendosi non ha fatto giri di parole. Ha detto che non vede l’ora si concluda, esaurisca, vada dritta in archivio.
Molti i motivi di questa fretta d’addio all’anno: il travaglio della Carife, la morte di quella vecchia, la sorpresa di quella nuova, la mazzata del salvabanche; l’insostenibile serie di incidenti sulle nostre strade; l’incertezza identitaria e il rimando della costituzione delle Aree Vaste (chi siamo, con chi andiamo, chi ci vuole?), la cronaca nera e nerissima, la disoccupazione che ci lascia all'angolo, il forte e fortissimo livello di litigiosità, acredine, assalto verbale alla politica e alle amministrazioni pubbliche.
IL BERSAGLIO.
È vero. Il 2015 ha segnato un surriscaldamento della critica a muso duro. Basta leggere le lettere al giornale, o ripercorrere i dodici mesi su Facebook dove gli insulti, l’inciviltà e l’impunità si sprecano. Fisiologicamente inevitabile: se è vero che la gente è depressa, non ha un progetto comune o comunitario ed è in ritirata nel proprio ego, il territorio non offre prospettive, i nervi dei cittadini si scoprono, e le irritabilità crescono, è altrettanto inevitabile che queste tensioni cerchino il bersaglio più diretto e immediato: il Comune. Unica rappresentanza rimasta. La reattività ferrarese è però ben strana. Nel decidere con quali fotografie corredare gli articoli sulla vicenda Carife (almeno uno al giorno per 2 anni e 8 mesi) la Nuova ha sempre optato per immagini immobili: facciate, scaloni, statue, cancelli, porte, insegne. Ogni tanto ritratti di responsabili vecchi e nuovi, oppure di assemblee antiche e recenti. La causa è semplice. Non una protesta in piazza, se non quella dei dipendenti della banca davanti la prefettura. Basta. Le foto delle feroci e legittime contestazioni ad Arezzo, davanti a BancaEtruria appartengono a un altro mondo. I ferraresi che sono andati a manifestare a Roma davanti la Banca d'Italia erano un drappello. Mi si dirà che in Toscana la situazione è diversa e assai grave, che la polverizzazione delle azioni e delle obbligazioni subordinate è più vasta. Io rispondo che qui non c’è stato un gemito, se non qualche lamento e malore isolato in agenzia nella mattinata di lunedì 23 novembre, all’indomani del Consiglio dei ministri che ha decretato il salvabanche. La mobilitazione è un tabù.
In diversi rivoli ora i risparmiatori beffati si separano, affidandosi a questa o quella organizzazione di consumatori che propone la tutela migliore. Nessun clamore o reazione forte, come quelle del sindaco Tagliani («Chi ha fallito è la Banca d'Italia») e del presidente della Fondazione Carife Maiarelli («Un pacchetto contro Ferrara»).
DIGNITÀ.
Mi ha fatto riflettere l’analisi fornita il 15 dicembre dal professor Fabio Donato, in una piega del suo intervento dedicato alla presentazione di un libro, “Patrimonio Futuro, un manifesto per i beni culturali e il paesaggio” di Giuliano Volpe. Il docente Unife ha fatto derivare la reazione soft dei ferraresi dalla loro intrinseca dignità. Mi piace molto. È una buona intuizione. Ma costa, perché a lungo andare diventa vulnerabilità, come nei due anni e mezzo di commissariamento, dello smontaggio novembrino di una decisione assembleare già presa a luglio per il futuro di Carife e chissà cos’altro nei tempi che verranno.
AUGURI.
I tempi che verranno: è a questi che si deve pensare, perché quello che è andato è andato (anche se bisogna continuare la caccia a responsabilità e responsabili, fino in fondo). Ha un senso la mia scelta iniziale di tirare in ballo le sortite del sindaco che auspica un po’ di ottimismo e dice che a Ferrara si vive meglio che a Bolzano. Il senso di imprimere una curva diversa ai formali auguri di buon anno ai cittadini, ai lettori. Il 2016 va cominciato in armi: meno rimpianti, biasimi e piagnistei tritatutto, basta compartecipazioni silenti e lotte altrettanto sotterranee, più coesione sociale e partecipazione. Così la dignità si realizza e l’amore fattivo per questa città - bellissima, irriproducibile, invidiata - sarà completo.
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