«PalaSpecchi: la tregua è finita»
Niente sgombero entro il 31 dicembre e la Lega Nord torna alla carica contro Tagliani annunciando un referendum
La tregua durata un paio di mesi è finita. Nuove manifestazioni, persino un referendum autogestito: la Lega Nord torna alla carica sulla questione Palaspecchi, dopo che in questi giorni è sfumata la definizione dell’accordo sul fondo d’investimento pensato per la riqualificazione.
«La scadenza improrogabile del 31 dicembre passerà con un nulla di fatto – dice Nicola Lodi -. Tagliani dice che la Cassa Depositi e Prestiti ha blindato 31 milioni? Non gli crediamo. La verità è che quel mostro, fonte di rischi sanitari e per la sicurezza, rimarrà lì altri trent’anni ma noi non possiamo aspettare tanto tempo».
La richiesta al sindaco è quella di “andare dal questore e chiedere uno sgombero immediato e la bonifica della struttura in cui alloggiano numerosi clandestini che delinquono”. Un’operazione che in prima battuta costerebbe centinaia di migliaia di euro: chi paga? L’amministrazione comunale non vuole coinvolgere le casse pubbliche e quindi le tasche dei cittadini.
«Intanto potrebbe iniziare i lavori e rifarsi sulla proprietà dei Parnasi – sostiene il responsabile sicurezza della Lega, affiancato dal segretario comunale Cattaruzza De Lugan e alcuni residenti della zona –. All’azienda toccherebbe anche l’onere della vigilanza dopo aver murato gli accessi».
Parsitalia naviga tuttavia in cattive acque: l’immobiliare romana ha ingenti debiti (anche con Equitalia) e si appresta a licenziare 68 dipendenti su un totale di 144. Bloccata la costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle e – l’ipotesi non è così peregrina – lo stesso Palaspecchi a rischio sequestro. «Dal 2007 a oggi – sostiene Lodi – Parsitalia non ha mai pagato tributi al Comune di Ferrara. Come fa Cassa Depositi e Prestiti a partecipare a un fondo di 60 milioni con una società in questo stato? La solidità dell’impresa andava verificata per tempo». Notizia di pochi giorni fa: a luglio l’imprenditore ferrarese Roberto Mascellani inviò ai Parnasi una lettera di diffida vantando diritti di primogenitura sull’estetica del Palaspecchi. «L’abbiamo saputo dai giornali – assicura Lodi -, con l’ingegnere non abbiamo mai avuto rapporti ufficiali. Grave da parte del sindaco non metterci a conoscenza: l’ennesima mancanza di trasparenza». Via quindi a una nuova fase di mobilitazione: un presidio del municipio la mattina del 4 gennaio (“dalle 8 saremo davanti agli ingressi di piazza Municipale e piazza Savonarola per bloccare Tagliani”) e in primavera un referendum per chiedere ai cittadini se preferiscono il progetto di riqualificazione già adottato o la demolizione integrale per farci un parco. «Il 90% vuole la seconda ipotesi, quella struttura non è recuperabile”, prevede Lodi. Che per Tagliani ha tenuto da parte un regalo di Natale un po’ inquietante. “In un sms mi aveva promesso di incatenarsi davanti a casa Salvini – spiega il “donatore” - pur di favorire la soluzione del problema: ecco le catene».
Fabio Terminali
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