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Un nuovo progetto per la navigabilità del grande fiume

BERRA. Rendere il Po navigabile tutto l'anno? I progetti ci sono, e anche adattabili alle necessità degli enti pubblici di risparmiare. Ora, però, mancano i soldi per trasformare ciò che è su carta...

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BERRA. Rendere il Po navigabile tutto l'anno? I progetti ci sono, e anche adattabili alle necessità degli enti pubblici di risparmiare. Ora, però, mancano i soldi per trasformare ciò che è su carta in realtà. Serve un aiuto dall'Europa, ma soprattutto servono le istituzioni, i politici che tengano i rapporti tra il territorio (anzi, i territori) e Roma, e Bruxelles. Il nuovo studio sulla navigabilità del Po è stato presentato sulla motonave Stradivari ormeggiata a Viadana nel Mantovano, i politici erano assenti.

L'incontro è stato organizzato dall'Aipo, dalle Regioni Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Unioncamere Veneto. La presentazione del progetto riconduceva al problema della navigazione fluviale su quella che è, e rimane, la principale via d'acqua d'Italia. Si è parlato di sbarramenti trasversali sull'asta del fiume e di opere necessarie alla navigabilità per 360 giorni all'anno. Di sbarramenti con produzione di energia e di conche in grado di far risalire e scendere le imbarcazioni fluviali come avviene, anche, sui grandi fiumi europei. C'erano Alfeo Brognara, responsabile regionale dell'Emilia Romagna della navigazione interna, Giancarlo Mantovani, direttore del Consorzio di bonifica Delta Po, Franco Tiana, presidente della Commissione ambiente della Provincia di Mantova, Giovanni Veronesi del consorzio di bonifica Adige Po, Raffaele Monica del consorzio di Bonifica Destra Po e il sindaco di Pomponesco nel Mantovano Giuseppe Baruffaldi. Ad aprire la giornata di studi sono stati gli ingegneri Luigi Mille, Paolo Ferrecchi, Ivano Galvani e Tiziano Binini, dell'Aipo, che hanno riassunto la complessità del progetto di navigabilità del più importante corso d'acqua d'Italia. Nel merito tecnico sono intervenuti, in sequenza, Alessandro Paoletti, sullo stato geofisico del fiume, illustrando le varie analisi riguardanti la sedimentologia e i trasporti solidi del fiume. Binini ha illustrato la situazione attuale del Po distinguendo le soluzioni di regimazione del fiume sia nello stato di sbarramento che in quello di corrente libera. È stato, quindi, il turno di Francesca Ramazzina, la quale ha illustrato i modelli idraulici che hanno permesso la realizzazione degli studi esposti. È seguito l'intervenuto di Ivo Frisia sugli aspetti ambientali del progetto. L'ultimo intervento, riguardante il rapporto costi-benefici, è stato quello di Lorenzo Carapellesi.

Il dibattito ha visto vari interventi: chi si è dichiarato critico sulla regimazione del fiume che si ripercuoterebbe negativamente sull'innalzamento della falda derivante dagli sbarramenti, chi ha aggiunto: «Ci sono possibilità di attingere risorse dal piano Juncker che mette in campo la cifra di 21 miliardi per tutti i progetti europei. Anche a noi spetterà una quota. Vogliamo perderla?». La decisione passa, ora, dai tecnici ai politici la cui assordante assenza rappresenta un punto preoccupante nell'evoluzione del sistema dei trasporti del nord Italia. L'Europa attende una risposta in tempi veloci.

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