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La banca e il territorio: «Così la voce dei ferraresi si spegne»

La banca e il territorio: «Così la voce dei ferraresi si spegne»

Ferrara, Nuova Carife e vuoto di rappresentanza: i dirigenti delle associazioni di categoria sul futuro del potere locale

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FERRARA. Nella nuova stanza del potere di Carife non ci saranno più mani ferraresi a premere i bottoni, e con l’azzeramento del consiglio d’amministrazione della vecchia Cassa si è aperto, per il nostro territorio, un profondo vuoto di rappresentanza destinato ad avere ripercussioni inevitabili nel rapporto tra i vari portatori di interesse e l’istituto cittadino. Un tema su cui la “Nuova Ferrara” in questi giorni ha voluto aprire una riflessione, coinvolgendo ora coloro che dovranno muoversi in questo inedito scenario e “inventarsi” un nuovo modo per essere interlocutori. «Le logiche clientelari non hanno mai fatto parte del mio modo di lavorare - premette il presidente provinciale Fipe-Ascom Matteo Musacci - e detenere un potere significa essere consapevoli su quanto si possa creare o distruggere. Per quel che mi riguarda, la rappresentanza copre da sempre larga parte del mio tempo e la interpreto con una funzione di filtro nei confronti di chi, a livello istituzionale, è poi chiamato ad assumere delle decisioni. La vicenda Carife dimostra che c’è bisogno di una profonda riforma del concetto di rappresentanza, va rivisto il modo in cui lavorano gli interlocutori e un vaglio più severo nei confronti di chi è chiamato a svolgere questo compito, con la consapevolezza che i rapporti privilegiati possono diventare problematici».

Farsi portatori di istanze e proposte e trovare il canale giusto per realizzarle può essere dunque un antidoto al vuoto di “ferraresità” della New Bank in attesa di acquirenti. Ma c’è chi, come gli esponenti dell’imprenditoria agricola, pensano al contrario che il coro bilanciato di voci che cantava nell’orchestra di Carife resterà del tutto muto: «Sono pessimista sulla possibilità di recuperare la rappresentanza perduta - è l’opinione del direttore di Confagricoltura Paolo Cavalcoli - Non ci sono le condizioni per trovare un’alternativa a quelle che sono state per il territorio la Carife e la sua Fondazione con la volontà di investire in tanti settori del tessuto economico e culturale ferrarese. La possibilità di salvare tutto questo era a portata di mano, all’ultima assemblea dei soci del 30 luglio, ma è incredibilmente e miseramente naufragata».

Altrettanto scettico Gianluca Vertuani, della giunta di Confagricoltura: «Bisognava pensarci prima. Si è perso troppo tempo e il vuoto è ormai irrecuperabile. Credo anche che le istituzioni e la politica abbiano lasciato troppo correre, e quello che ci aspetta è avere una banca lontana dagli interessi locali e una profonda frattura nella fiducia dei clienti. Una banca come la vecchia Carife, intesa come realtà del territorio, non esisterà più e con essa il suo patrimonio di rappresentatività locale».

Prendono tempo, infine, alla Cna. Interpellato, il neo direttore Diego Benatti fa sapere che su un «tema così complesso è necessaria una riflessione approfondita», rimandando l’intervento ai prossimi giorni.(a.m.)

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