Basell ha licenziato il sindacalista Fiorini
Il delegato Cgil era stato sospeso dopo uno scontro durante la vertenza Ieri la raccomandata con la comunicazione del gravissimo provvedimento
I 27 anni di lavoro alla Basell di Luca Fiorini, la trattativa sul contratto integrativo e un’intera tradizione di rapporti tra aziende e sindacati a Ferrara si sono infranti ieri mattina contro la sottile superficie di una raccomandata. Era la lettera con cui LyondellBasell comunicava al suo dipendente, nonché delegato sindacale Cgil, il licenziamento per aver «chiaramente violato la legge, il contratto collettivo nazionale di lavoro e la Policy della Società». Si è dunque concluso con la sanzione massima il procedimento disciplinare che l’azienda aveva aperto nei confronti di Fiorini all’indomani dell’acceso scontro tra il sindacalista e i rappresentanti dell’azienda. Fiorini era stato sospeso dal lavoro il 18 dicembre e il provvedimento, senza precedenti durante una trattativa sindacale, aveva innescato la reazione unitaria dei sindacati e la proclamazione di uno sciopero all’interno di Basell, tutt’ora in corso.
Sulle circostanze che hanno indotto l’azienda a mettere alla porta un dipendente, e cacciare via una voce agguerrita dalla discussione sul rinnovo dell’integrativo, le versioni sono molto diverse. O meglio: nel comunicato che il giorno prima Basell aveva inviato alle redazioni (riprodotto integralmente qui a fianco), più che una descrizione dei fatti venivano elencate le regole della “policy” aziendale che, secondo i dirigenti, Fiorini avrebbe violato assumendo un comportamento «deplorevole e inappropriato». Citando il capitolo della “policy” sulla “violenza sul posto di lavoro”, Basell ricordava il divieto di azioni quali «attacchi fisici o assalti a un’altra persona (come colpire, spingere, dare spintoni o calci)» e l’esigenza di «offrire «un posto di lavoro sicuro, libero da violenze, minacce, intimidazioni».
La ricostruzione di Fiorini contenuta nella “memoria difensiva” inviata a seguito della contestazione disciplinare (e che si può leggere per intero sul sito della Nuova), descrive uno scenario diverso da quelle «violenze, minacce, intimidazioni», evocati da Basell e parla invece di un «lieve contatto». Lo scontro, ricorda Fiorini, è stato originato «dalla provocazione della dottoressa Gabriella Bazzana (responsabile dell’Ufficio risorse umane, ndr) che ha alzato la voce accusando la rappresentanza sindacale di voler allungare i tempi del confronto, definendo i presenti “poco credibili”». Fiorini ammette di essersi alzato per dirigersi verso i rappresentanti aziendali «ma non certo per aggredire qualcuno, essendo qualunque forma di violenza fisica lontana dalla mia indole, come tutti quelli che mi conoscono potranno confermare».
Nega invece «di aver spinto o strattonato il dottor Gaudenzi (il capo del personale, ndr) sulla cui spalla mi sono limitato ad appoggiare una mano». Fiorini ritiene «che si siano volutamente enfatizzare le conseguenze di quel gesto», anche perché risulta «improbabile che una persona alta e massiccia possa perdere l’equilibrio per un lieve contatto da parte di una persona alta 1,67 del peso di 58 chili», concludendo la sua difesa scusandosi per una bestemmia scappata durante il contenzioso.
Al dramma tutto personale di Fiorini, si aggiunge il congelamento della vertenza sull’integrativo, una trattativa sofferta dall’azienda per la volontà da parte delle Rsu di (re)introdurre una normativa a tutela dei dipendenti in caso di soppressione di posti di lavoro.
Tema più che mai scomodo, innescato da un recentissimo precedente, non meno preoccupante del trattamento riservato ora a Fiorini: il licenziamento in tronco di due lavoratrici per motivi ricondotti all’esigenza di ridurre i costi. L’azienda era stata costretta a una repentina marcia indietro proprio dalla reazione sindacale con minaccia di sciopero e le due dipendenti erano state reintegrate.
Un “lieto fine” dai risvolti paradossalmente allarmanti, poiché secondo i sindacati l’azienda aveva rivelato l’insussistenza delle ragioni economiche addotte, tanto più che in quegli stessi giorni il senior vicepresidente Ricerca e Sviluppo di LyondellBasell, Massimo Covezzi aveva reso noti sul Sole24Ore i risultati particolarmente lusinghieri raggiunti da Basell, quale «terza azienda chimica indipendente più grande del mondo», con un fatturato di 45,6 miliardi di dollari. Una società che si è ritagliata un ruolo di primo piano nell’economia locale, rappresentando, con il Centro Ricerche Giulio Natta, un’eccellenza nell’innovazione. Ora è nei rapporti sindacali che Basell, a Ferrara, ha segnato una infelicissima svolta innovativa.
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