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Carife, per un cantiere milanese la truffa ci fu

Carife, per un cantiere milanese la truffa ci fu

Le motivazioni della Corte d'appello di Milano sul processo Vegagest aprono uno spiraglio anche ai risparmiatori azzerati. In ballo la provvisionale da 20 milioni

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FERRARA. Dietro il disastro immobiliare di Santa Monica, uno dei buchi che ha fatto saltare anni dopo la diga-Carife, c’è stata una truffa. Dal processo d’appello di Milano sono emersi «elementi gravi, precisi e concordanti» per riconoscere un disegno in danno della banca, «attraverso numerosi artifici consistenti nell’operare continui e stratosferici finanziamenti a favore dei quotisti del fondo Aster, persino ai quotisti uscenti, con pari danno per la banca». Lo scrivono i giudici della quinta sezione penale della Corte d’appello di Milano, nelle motivazioni della sentenza con cui il 25 settembrescorsohanno in parte assolto e in parte dichiarato la prescrizione per i sette imputati nell’appello bis per i due progetti immobiliari milanesi, secondo quanto ha rilevato ieri il Sole 24 Ore-Radiocor. Tuttavia il progetto relativo al fondo Aster, cioè Santa Monica (il più rilevante dei due), «si tratta di una pluralità di condotte consumate fino al 17 dicembre 2007», data dell’ultimo finanziamento erogato da Carife alle società degli immobiliaristi milanesi, «con la conseguenza che il reato si è prescritto il 17 giugno 2015».

Per quanto riguarda il secondo progetto, Miluce finanziato dal fondo Calatrava, i giudici hanno stabilito «che non si siano aggiunti elementi sufficienti per ritenere la sussistenza del reato». Ciò non toglie, concludono le motivazioni della sentenza d’appello, «le due operazioni non ebbero buon esito dal punto di vista economico e finanziario e determinarono ingenti perdite per la Cassa di Risparmio di Ferrara», anche se il commissariamento a seguito delle ispezioni di Bankitalia risale a quattro anno dopo la scoperta dei “buchi” creati da quelle operazioni.

La conferma della sussistenza di una truffa, tuttavia, è la base per la provvisionale da oltre 20 milioni di euro che la Corte d’appello aveva confermato nonostante le assoluzioni e le prescrizioni, e in caso di conferma in Cassazione potrebbe aprire prospettive interessanti per i risparmiatori azzerati dal salva-banche. Quei soldi, o meglio i diritti (bisogna prima riscuotere) potrebbero infatti finire in tempi piuttosto rapidi negli attivi della vecchia Carife, diventando così la riserva dalla quale attingere eventuali risarcimenti nei confronti dei risparmiatori.

Chi dovrà pagare? «Le motivazioni della Corte d’appello non mi riguardano - dice l’unico imputato “interno”, cioè l’ex direttore Gennaro Murolo - perché, come noto, la banca non si costituì parte civile nei miei confronti (ci fu un difetto di costituzione, ndr) e sono stato appunto prescritto per Aster e assolto su Calatrava. Resto convinto che la truffa non ci sia stata. La successiva causa di responsabilità nei miei confronti? Non potrà utilizzare queste motivazioni». Resterebbero quindi “impigliati” gli altri imputati, cioè gli imprenditori Dante e Luigi Siano, i fratelli Aldo e Giorgio Magnoni (gruppo Sopaf), Sandro Bordigoni e Mirko Leo, contro i quali Carife si costituì.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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