La Nuova Ferrara

Ferrara

Operaio morì nei crolli Tecopress dal giudice

di Daniele Predieri
Operaio morì nei crolli Tecopress dal giudice

Il 26 gennaio in aula il titolare e una dirigente accusati di violazioni di sicurezza Altri tre tecnici, in un altro processo, imputati della morte di Gerardo Cesaro

2 MINUTI DI LETTURA





Altri processi sono già in corso nelle aule del tribunale di Ferrara, ma l’udienza fissata al 26 gennaio davanti al gup Monica Bighetti è forse la tappa giudiziaria più importante del dopo-terremoto perché vede per la prima volta sotto accusa il titolare di un’ azienda in cui morì un operaio schiacciato nel crollo del capannone per la scossa del 20 maggio 2012. Il processo vede imputato, in concorso, di omicidio colposo per la morte di Gerardo Cesaro, l’imprenditore Enzo Dondi, titolare della Tecopress di Dosso e assieme a lui vi sarà un tecnico, il responsabile della sicurezza Elena Parmeggiani. Non sono i soli perché, in realtà, una prima tranche dell’inchiesta è già approdata al processo, in corso da mesi, e che riprenderà il 12 luglio prossimo: una prima tranche di processo che vede imputati tre tecnici (progettisti, direttorie lavori e del collaudo) Modesto Cavicchi, Dario Gagliardi e Antonio Proni. Tranche che potrebbe essere accorpata al nuovo processo. L’aspetto nuovo per cui la procura - pm Ciro Alberto Savino - ha chiesto di processare anche il titolare della ditta potrebbe creare un precedente giudiziario nel dopo-terremoto. Gli imprenditori - Enzo Dondi per Tecopress, come Ennio Manuzzi per Ceramica Sant’Agostino, altra indagine per cui è pendente la fissazione udienza preliminare - sono chiamati in causa per (presunte) violazioni della sicurezza sui luoghi di lavoro e per non aver messo in sicurezza i capannoni, poi crollati, nonostante non vi fossero, prima e dopo il 2003 (anno in cui il Ferrarese fu indicato come zona sismica) obblighi di legge per mettere in sicurezza le strutture: secondo la procura, invece, la garanzia di «legare» travi e piloni (con le scosse si creò un effetto domino e crollò l’intero tetto) era «esigibile»: gli imprenditori avrebbero dunque dovuto metterli in sicurezza pur senza obblighi specifici. Il giudice Bighetti dovrà valutare se accogliere la tesi della procura o quella delle difese che sostengono che la «costruzione accusatoria pur innovativa è ardita e priva di presupposti giuridici».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google