«Stati generali dell’economia per riempire il vuoto Carife»
Il crollo del sistema-Carife si è portato dietro quello di un’intera classe dirigente dell’economia e ha ridotto in macerie le stanze dei bottoni, dove si studiavano le strategie per un intero...
Il crollo del sistema-Carife si è portato dietro quello di un’intera classe dirigente dell’economia e ha ridotto in macerie le stanze dei bottoni, dove si studiavano le strategie per un intero territorio. «È stato un disastro per l’intera economia e per i risparmiatori coinvolti, ma da questo anno zero si può e si deve ripartire convocando dei veri e propri Stati generali dell’economia ferrarese» prova il rilancio Alessandro Osti, direttore di Confesercenti. Lui e la sua associazione ne hanno sempre pigiati meno di altri, di quei bottoni del potere, «chi lo ha gestito nel passato non è stato all’altezza, lo dimostrano purtroppo i risultati. Del resto, siamo ancora qui a gestire l’eredità degli anni Novanta, le intuizioni su di una città turistiche che non è peraltro ancora compiuta. Da allora non si è visto molto - ragiona Osti - L’unica strategia sembra quella di inseguire i grossi insediamenti industriali o commerciali, tipo Berluti o Bricoman, che certo portano all’assunzione di decine di persone, e vengono agevolati. Ma se la pratica la presentiamo noi, magari ci mette due anni. Ecco, bisogna ripartire dalle esigenze dei tanti che pesano davvero sull’economia ferrarese, e forse qualcosa di nuovo potrà saltare fuori». Chi dovrebbe convocare questi Stati generali, e dove? «Non può che essere la politica a prendere l’iniziativa, anche se oggi le difficoltà sono maggiori - è sempre il direttore di Confesercenti a parlare - La Camera di commercio può svolgere un ruolo importante, di sicuro fino al completamento del progetto di fusione con Ravenna, che peraltro deve ancora far quadrare qualche numero prima di diventare definitivo».
Qualche punto di contatto con il ragionamento di Osti lo si può trovare nelle riflessioni di Stefano Calderoni, già assessore provinciale e attualmente presidente della confederazione agricola Cia: «Il vuoto del potere economico determinato dal crollo di Carife e della sua Fondazione è quasi contemporaneo a quello istituzionale, creato dalla sparizione delle Province come enti di governo del territorio, che mi preoccupa anche di più. Il combinato disposto di questi eventi fa sì che il dialogo a livello territoriale in campo economico non ci sia più. E aggiungiamoci il depotenziamento delle Camere di commercio». Per Calderoni, in ogni caso, «il 2016 si apre in una maniera veramente nuova sotto questo profilo, se vogliamo è una bella sfida: immaginare in una prospettiva completamente diversa il governo dell’economia. L’iniziativa in proposito spetta alla politica, cioè al livello democraticamente eletto dai cittadini, potendo utilizzare anche strumenti come l’Agenzia di sviluppo».
E mentre Alan Fabbri (Lega) chiede ad alta voce una rappresentanza ferrarese nella Nuova Carife, le accuse di Gianluca Vertuani (Confagricoltura) sui ritardi della politica nell’intervenire su Carife (la Nuova di ieri) hanno suscitato la reazione del segretario Pd, Luigi Vitellio: «È come mettere il parmigiano sulle anguille, il Pd è in prima linea nell’accertamento delle responsabilità, vedi commissione bicamerale e fondo regionale per le spese legali. Serve un nuovo Patto per lo sviluppo con la banca nel ruolo di strumento, non di fine». (s.c.)
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