«Addio a un eroe silenzioso»
Chiesa gremita a Ponte per i funerali del tenente colonnello dei carabinieri Primiano Palmieri
«Un eroe silenzioso». «Una persona di grande carisma». «Non sembrava neanche un carabiniere». Queste sono solo alcune delle testimonianze rilasciate dai colleghi di Primiano Palmieri, tenente colonnello dei Carabinieri di Ferrara (ha comandato la Compagnia di Ferrara e poi quella di Portomaggiore), che si è spento dopo una breve malattia. La chiesa di Pontelagoscuro, gremita di ex colleghi di lavoro, amici e parenti, ha dato ieri l’addio commosso a questo “eroe silenzioso”, che ha speso la sua vita per la famiglia e per l’Arma. Paolo Staffonalli, luogotenente dei Carabinieri, ha condiviso con Primiano gli ultimi nove anni di lavoro, dal 2005 al 29 dicembre 2014, anno in cui il collega è andato in pensione, e ricorda che « quando arrivò, volevamo dargli un ufficio suo, perché era un nostro superiore. Ma lui preferì rimanere vicino a noi, con la porta dell’ufficio sempre aperta. Amava chiacchierare con tutti, ci chiamava per nome, era una persona splendida, un padre di famiglia affettuoso. Gettava sempre acqua sul fuoco. Aveva una grande preparazione culturale, redigeva i rapporti in un italiano perfetto, e quelli dei casi più scottanti li voleva scrivere lui. Ricordo anche l’amore per la nipote. Quelli passati con lui, sono stati nove anni fantastici», conclude Staffonalli.
Un ottimo ricordo di Palmieri lo conserva anche Giovanni Persia, comandante della stazione dei carabinieri di Portomaggiore. Hanno lavorato insieme nella cittadina portuense dal 1998 al 2004: «È stato un esempio per tutti, sia per il carisma che aveva che per il comportamento e il modo di fare».
Il colonnello Antonio Labianco, che ha lavorato 5 anni con Palmieri, così lo ricorda: «Conosceva molto bene la realtà ferrarese e per me che provengo da un’altra città, è stato un collaboratore molto importante. Ne ricordo la profonda umanità». Durante la celebrazione funebre, don Silvano Bedin, invita tutti a pregare per mantenere sempre vivo il suo ricordo. «Purtroppo è uscito sconfitto dalla battaglia. È stata dura, ma si pensava che la medicina potesse trovare il modo di aiutarlo. Ho ricevuto tante testimonianze di come Primiano fosse una persona dal cuore grande. Mi hanno riferito che a volte non sembrava neanche un carabiniere. Per continuare a sentirlo vicino bisogna ricordare il suo insegnamento, quello che ha fatto e detto, e tutto ciò che ha testimoniato con la sua vita». Della mitezza di Palmieri, dell’amore che nutriva per la sua famiglia e per l’adorata nipote, del servizio prestato nell’Arma in punta di piedi, parla il cappellano militare don Giuseppe Grigolon, che ricorda anche il tratto che il tenente colonnello aveva in comune con Carmine Della Sala, “il giovane carabiniere morto per l’Arma, uniti dall’amore per la divisa e per la famiglia». L’esempio di Carmine Della Sala viene evocato anche da Labianco. «Primiano era un eroe silenzioso, che ha dato la vita all’Arma. Risolveva i problemi nel silenzio e la sua è stata una collaborazione preziosa. Si è meritato la fiducia delle persone e l’espressione “non sembrava un carabiniere” è la più grande soddisfazione che noi possiamo ricevere. Lascia un’eredità dal grande valore spirituale».
Veronica Capucci
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