Maxi-danno per Carife dalla truffa milanese
I giudici dell’Appello: la banca è legittimata ad ottenere il risarcimento La provvisionale da 25 milioni? «Assolutamente giustificata». Ma si va oltre
Le motivazioni con le quali la Corte d’appello di Milano ha confermato le prescrizioni e le assoluzioni del processo Vegagest aprono importanti spazi di risarcimenti per la banca e, forse, pure per i risparmiatori. Basta leggere il passaggio a pagina 29, che riguarda una delle due operazioni, Aster-Santa Monica, quella più rilevante. «Ritiene questa Corte - sono le conclusioni del presidente della quinta sezione penale, Antonio Nova, e dei consiglieri Franco Matacchioni e Pietro Caccialanza - che, in tutte le vicende relative al fondo Aster sopra esaminate, Carife sia persona offesa dal reato, come tale legittimata ad ottenere il risarcimento del danno provocato da una ripetuta induzione in errore del Consiglio d’amministrazione attraverso relazioni del Comitato crediti, delle quali Murolo (Gennaro, l’ex direttore imputato nel processo, ndr) era promotore, nelle quali venivano di volta in volta prospettate situazioni non conformi al vero in ordine al processo di sindacazione, alle prospettive di afflusso dei vari gruppi Costantino e Farina, alle condizioni per elargire enormi buonuscita ai gruppi Magnoni e Bordigoni con la delibera d’urgenza del 28 giugno 2007, agli ulteriori finanziamenti concessi alle società dei Siano quando erano rimaste le sole a detenere, con tutte le gravi conseguenze di concentrazione del rischio di cui si è detto, le quote del Fondo». Ci sono poi violazioni a specifiche norme di legge, «di particolare gravità» sottolineano i giudici di appello, «violazioni la cui entità è tale - come rilevato dall’analista di settore di Carife, Natati e come confermato dal rapporto ispettivo di Banca d’Italia - da debordare sotto ogni aspetto dai limiti di finanziamento massimo consentiti, mettendo addirittura a repentaglio la stabilità della banca». E questo è un passaggio importante per chi vorrà mettere in relazione le vicende accertate con il successivo crollo di Carife.
«Davvero concorsuale», prosegue la Corte d’appello, «è stata l’opera di tutti gli imputati, prima partecipando al fondo (Aster, ndr) ed ottenendo così enormi finanziamenti sia per l’acquisto delle quote sia per l’acquisto del terreno, poi alcuni (i fratelli Magnoni e Sandro Bordigoni, ndr) uscendone in cambio di somme del tutto ingiustificate nell’ammontare, altri (Dante e Luigi Siano, ndr) continuando a rimanervi ed ottenendo ancora enormi elargizioni sulla prospettazione d’interventi esterni immaginifici e mai dotati di quella solidità che deve accompagnare operazioni del genere». Quanto tutto questo è costato alla Cassa di Risparmio di Ferrara, e quindi quale può essere la base per azioni di rivalsa in sede civile, si può rilevare dalla testimonianza dell’ispettore Bankitalia, Marisa Di Pasquale, all’udienza del 27 ottobre 2012, richiamata anche dalla Corte d’appello: «In conclusione la chiusura dell’ispezione, a maggio 2009, Carife era esposta nei confronti del fondo Aster per 32 milioni e mezzo e nei confronti dei quotisti, i Siano e le loro società, per 83 milioni e 700mila euro». Quindi l’ammontare della «provvisionale immediatamente esecutiva» in sede penale da 25 milioni, è «assolutamente giustificato, essendo perfino inferiore alle plusvalenze percepite dai soli Magnoni e Bordigoni all’atto della liquidazione delle loro quote». Di conseguenza, sembrano intendere i giudici, ci sono altri spazi per azioni in sede civile. Le stesse motivazioni chiariscono che «la materia del contendere demandata al giudice civile va riferita al solo danno patrimoniale e morale subìto dalla parte civile Carife per via delle truffe concernenti il fondo Aster e il progetto immobiliare Santa Monica», visto che per il “fratello minore”, Calatrava-Miluce, non sono stati raggiunti sufficienti elementi di prova.
Le cause civili sono già partite nei confronti di tutti gli imputati del processo, ovviamente bisognerà verificare in quella sede il peso della circostanza ricordata più volte da Murolo (anche ieri sulla Nuova), cioè il fatto che Carife, in sede di processo di primo grado, non riuscì a costituirsi parte civile nei confronti del suo ex direttore. Murolo in effetti non compare nella lista degli imputati che dovranno pagare il contributo unificato civile (2.529 euro), e, si può dedurre pur senza leggerlo nelle motivazioni, è escluso anche dalla provvisionale. Le difese dei Magnoni e di Bordigoni, a loro volta, hanno tra l’altro lamentato che l’assegnazione della provvisionale non abbia tenuto conto dei differenti ruoli degli imputati.
In ogni caso la sentenza non è ancora definitiva perché, per i soli effetti civilistici (anche il reato relativo ad Aster è finito nel nulla, con la prescrizione intercorsa già il 17 giugno 2015) è possibile il ricorso in Cassazione di tutte le parti, entro 45 giorni dal deposito delle motivazioni, il 23 dicembre 2015. Murolo l’altro giorno si era detto ancora incerto sul da farsi.
Stefano Ciervo
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