Beve un tè in un locale e finisce all’ospedale
La bibita acquistata in un punto ristoro in via Copparo. I carabinieri hanno sequestrato tutte le bottiglie per analizzarle: aperta l'inchiesta
FERRARA. «Come sto? Adesso un po’ meglio, grazie». Con un filo di voce risponde con cortesia dal suo letto d’ospedale ad una domanda sulle sue condizioni di salute, ma si vede che ancora non sta bene ed ha bisogno di riposo e soprattutto non vuole tornare a parlare del motivo per cui si trova da martedì sera ricoverata nel reparto di medicina d’urgenza del Sant’Anna di Cona.
Lei, una donna di 37 anni, la vigilia dell’Epifania era andata a prendere una bottiglietta di tè in un punto ristoro del centro commerciale “Le Mura”. Dopo aver bevuto dal contenitore, che in precedenza era sigillato, ha cominciato ad avvertire malori e bruciori, riportando, si capirà in seguito, ustioni alla gola e all’esofago, la parte alta dell’apparato digerente, tanto che si recava poi d’urgenza al pronto soccorso e da qui, dopo una prima visita, trasferita in reparto dove i medici le hanno praticato le prime cure. Ora è alimentata da una flebo e le sue condizioni, come lei stessa ha dichiarato, sono in una fase di miglioramento, comunque l’episodio resta molto grave, tanto che è stata sporta denuncia e i carabinieri stanno svolgendo indagini serrate per cercare di capire meglio la vicenda.
Il primo atto dei militari giunti sul posto è stato quello di sequestrare tutte le bottiglie di tè di quella marca per poterle analizzare ed eventualmente trovare delle anomalie o dei difetti in quella partita di merce. Il resto delle bevande di altra qualità e marca sono rimaste al loro posto anche perché, ripetiamo, si tratta di bibite sigillate e non servite al bar. Questo anche per salvaguardare la professionalità di chi lavora in quel punto vendita che si è sentito chiamato in causa da questa vicenda.
Gli inquirenti, che nel frattempo seguono l’evolversi delle condizioni mediche della donna, per scoprire dalle analisi eventuali presenze di sostanze tossiche ingerite che possono aver provocato le ustioni, non stanno lasciando nulla al caso ed hanno provveduto ad interrogare anche il personale del punto vendita per cercare di avere un quadro completo della vicenda.
Si torna pertanto indietro di oltre 12 anni quando anche in provincia di Ferrara scoppiò nel dicembre 2003 il famoso fenomeno di “acquabomber” con casi di bottiglie di acqua e di tè che venivano bucate con uno spillo e all’interno si trovavano tracce di sostanze acide che in alcuni casi hanno portato a malori e a ricoveri all’ospedale. Al Sant’Anna (allora era in corso Giovecca) e all’ospedale del Delta si registrarono in pochi giorni tre casi, senza contare poi la psicosi che si generò in tale circostanza.
Nei prossimi giorni si potrà sapere in base alle analisi dei carabinieri se altre bottiglie di quella partita risultano difettose, in modo da poter dipanare meglio questo giallo sul grave malore della signora, che dopo aver bevuto un tè in bottiglia si è trovata ricoverata all’ospedale per ustioni all’apparato digerente.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
