«Perché ero nella matrioska Carife»
Le reazioni alla nostra inchiesta sulla stanza dei bottoni, ma tanti ex amministratori non hanno risposto
FERRARA. Apri la matrioska dell’ex Carife, e trovi tanti squilli a vuoto. Sarà stata la coda delle ferie natalizie, ma ieri non è risultato affatto facile contattare molti dei nomi comparsi nella nomenclatura del potere della Cassa ricostruita dalla Nuova Ferrara. In un paio di casi, però, il silenzio ha acquisito una valenza ben precisa. Il presidente Ascom Giulio Felloni e l’amministratore delegato dell’Ente Ferrara Fiere, Nicola Zanardi, hanno preso tempo per poter leggere l’articolo ma poi non hanno rilasciato commenti. Nessuna dichiarazione anche da parte di Teodorico Nanni, già presidente Unitalsi, nonché presidente della Banca di Credito e Risparmio di Romagna nel 2009 e nel 2011 e, negli stessi anni, componente del cda di Carife e ancora, nel 2009, consigliere di Commercio e Finanza: «Non ho niente da dire, non sono in grado di commentare qualcosa che non ho letto».
Risponde invece, seppure un po’ risentito, l’assessore regionale Patrizio Bianchi: «Non ho niente da nascondere e di potere non ne ho visto». Nel 2009, quando era Rettore dell’Università di Ferrara, Bianchi entrò a far parte del consiglio d’amministrazione della Banca Popolare di Roma: «È del tutto normale, nella storia di una Cassa di risparmio cittadina, che chi ricopre un ruolo in città venga chiamato a contribuire alla crescita della comunità, e questo è stato il mio obiettivo. Quando diventai assessore regionale scrissi a Lenzi per presentare le mie dimissioni, ma mi venne chiesto di finire il mandato, che fu comunque molto breve».
«Nulla di strano o di lesivo», esordisce Paolo Bruni, già presidente di Confcooperative e nel cda della Banca di Roma: «Per il mio ruolo in Confcooperative ero stato individuato come una persona utile per gli interessi di Ferrara all’interno della Banca di Roma».
La “matrioska” della “Nuova” non ha creato «alcun imbarazzo» a Marco Cappellari, presidente degli Amici di Carife. «Siamo nati 12 anni fa allo scopo di tutelare i risparmiatori e nel 2011, quando tutta la città decise di appoggiare l’aumento di capitale, anche noi, nel nostro piccolo, demmo il nostro sostegno. Mi proposero di entrare nel cda della Banca Modenese, dove ebbi modo di vedere quanti e quali danni fossero già presenti: la banca aveva crediti inesigibili per, mi sembra, 5 milioni. Il mio compito fu quello di rappresentare le preoccupazioni degli azionisti, con un ritorno personale ridicolo, ben inferiore a quanto ho perso in azioni Carife».
Poche, pacatissime, parole da parte di Carlo Alberto Roncarati, oggi presidente Caricento: «Nel 2009 mi proposero di entrare nel consiglio di amministrazione di Crever Banca non perché fossi il presidente della Camera di Commercio ma perché si riteneva potessi rappresentare la componente ferrarese ed essere in grado di reggere il ruolo di amministratore».
Sono piene di rimpianto, infine, le considerazioni di Paolo Siconolfi, ex presidente della Provincia di Ferrara, socio fondatore di Carife e componente nel 2009 e nel 2011 del cda della Banca Farnese di Piacenza e del Credito Veronese. Siconolfi ha anche fatto parte nell’organo di indirizzo della Fondazione «perché lo Statuto prevedeva la presenza di due componenti della Provincia di Ferrara. Posso solo dire che Carife è stata una bella banca, e arrivare a questa situazione ha portato gravissimo nocumento a tutto il territorio».
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