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Fiorini, la solidarietà ha fatto il pieno

Alessandra Mura
Fiorini, la solidarietà ha fatto il pieno

Petrolchimico: duecento persone al presidio, oltre un migliaio all’assemblea. Ora parte l’offensiva scioperi finché il licenziamento non sarà ritirato

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È ben visibile anche da lontano, il momento in cui Luca Fiorini arriva al presidio contro il suo licenziamento organizzato ieri davanti al Petrolchimico. In piazzale Donegani un’onda umana improvvisamente converge verso un unico punto e lui, il delegato sindacale accusato di aver spinto fino a fargli perdere l’equilibrio un dirigente di Basell grande il doppio di lui, quasi sparisce dietro un muro di bandiere, risucchiato dagli abbracci. I lavoratori - circa duecento al presidio, oltre un migliaio all’assemblea successiva - hanno risposto compatti all’appello sindacale, perché la protesta contro la cacciata di Fiorini vada oltre il - gravissimo - caso personale e arrivi a scongiurare un precedente-grimaldello che potrebbe scardinare i rapporti tra aziende e rappresentanti dei lavoratori, e non solo a Basell. «Non ci fermeremo finché l’azienda non ritirerà il provvedimento», promette il segretario provinciale dei chimici Cgil Fausto Chiarioni. Per questo lo sciopero, che ha registrato percentuali altissime di adesione, proseguirà a Basell fino al 14, per poi attivare un secondo ciclo di astensioni, mentre il 20 gennaio è stato proclamato uno sciopero in tutte le aziende del Petrolchimico, compresa l’area ex Solvay.

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«Non credo ci sia nulla di personale nei miei confronti - conferma lo stesso Fiorini - Questa non è una battaglia per salvare una persona dal licenziamento, perché ci sono tante altre persone che perdono il lavoro in silenzio. Questa è una battaglia per salvare la dignità di tutti, perché non si può costringere la gente a star male al lavoro. È in gioco un valore immateriale, ma importantissimo. La politica si è già schierata, e sono fiducioso». Molti i sindaci presenti al presidio (Marchi di Ostellato, Rossi di Copparo, Minarelli di Portomaggiore, Fabbri di Comacchio, Cinti Luciani di Codigoro), insieme a diversi esponenti e consiglieri del Pd, il direttore di Acer Diego Carrara, l’assessore comunale Caterina Ferri e la deputata Paola Boldrini: «Non è esclusa una nostra richiesta di chiarimenti sull’operato dell’azienda con un’interrogazione parlamentare in Commissione Lavoro». A cui si aggiungerà, annuncia il segretario regionale Pd Paolo Calvano, un’interrogazione regionale dei Dem e di Sel sull’onda della forte presa di posizione dell’assessore regionale Patrizio Bianchi. «Il comportamento dell’azienda - ribadisce - è incomprensibile e inaccettabile». A fianco di Fiorini anche il segretario provinciale Luigi Vitellio, che respinge al mittente le accuse al renziano Jobs Act: «Luca non è stato assunto con un contratto legato alla riforma del lavoro, il Jobs Act in tutto questo non c’entra niente. Interrompiamo le campagne elettorali e pensiamo alle cose serie». A nome dei sindaci interviene Andrea Marchi: «Sono a rischio principi fondamentali, mi auguro prevalga il buonsenso». Di «crudeltà» nei confronti di Fiorini parla il consigliere comunale Pd Davide Bertolasi: «Chi conosce il mondo del lavoro, sa che una persona lasciata a casa a 52 anni è una persona finita. E per di più a seguito di accuse surreali. Massima solidarietà a Luca». Interviene Pietro Turri: «Basell deve spiegare alla città il suo atteggiamento. Quale strategia persegue? Cosa crede di risolvere con questo scontro frontale? A chi giova?» A rispondergli è Fabrizio Tassinati, segretario provinciale Filcams Cgil: «Con l’abolizione dell’articolo 18 le aziende hanno maggiori possibilità di azzardo e vogliono intimidire i sindacati. Quali garanzie ci potranno essere per chi è chiamato a trattare?»

L’indignazione, sulla propria pelle, la vive chi ha assistito, negli ultimi anni, al progressivo inasprimento dei rapporti con l’azienda da quando Basell è di proprietà americana, e come potrebbe accadere ora con la vendita di Versalis: «Una roba indecente - sbotta Alfio Fortini delle Rsu di Basell - Questa è gente che vuole dei servi, che vuole persone che non pensano e non mettono mai in discussione le scelte dell’azienda, come quella di togliere soldi ai turnisti e colpire le parti più deboli». Il culmine è stata la mail che Basell ha inviato ai dipendenti all’indomani dell’allontanamento di Fiorini, in cui si invitava a concludere la trattativa “con la Rsu che avrà il vostro mandato”, quando quella in carica era stata eletta meno di un anno prima con l’80% dei consensi: «Che grande ipocrisia, questo pretendere di volersi sostituire al sindacato - continua Fortini - La domanda è: comprereste un’auto usata da gente come questa?»

Intenti a firmare uno dei tanti striscioni di vicinanza a Fiorini ci sono alcuni rappresentanti della Funzione Pubblica Cgil: Elisa Veronesi, Ugo Finessi, Domenico Angotti, Erika Salvioli, Federica Bazzoni e Valentina Calamita: «È un problema di democrazia che riguarda tutti. Quello che è successo oggi a Fiorini. domani può capitare a chiunque». Lo sanno bene Mauro e Alessandro, entrambi dipendenti di Versalis: «Siamo increduli. Conosciamo Luca come persona mite e ragionevole, non lo riconosciamo nella testa calda descritta da Basell».

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