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«Troppo comodo scordare il contributo dei sindacati»

«Troppo comodo scordare il contributo dei sindacati»

Zanirato per i confederali: la vecchia dirigenza aveva capito, questa no Il segretario generale dei chimici Miceli: «Da Basell prova di debolezza»

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Se l’arrivo di Fiorini al presidio era stato salutato da un abbraccio corale, il suo ingresso nella sala mensa del Polo Chimico gremita all’inverosimile è stato accompagnato da un applauso con standing ovation. Ad attenderlo, al tavolo dei relatori, i segretari di Cgil-Cisl e Uil Raffaele Atti, Paolo Baiamonte e Massimo Zanirato, il segretario Filctem Fausto Chiarioni, il segretario regionale Femca Cisl Franco Garofalo e il segretario nazionale dei chimici della Cgil Emilio Miceli.

È Zanirato a parlare all’assemblea a nome dei confederali ferraresi, proponendo di aggiungere a #iostoconLuca anche #iostoconilsindacato. Perché il suo contributo alla crescita del Petrolchimico a Ferrara è stato troppo presto dimenticato. A ricordarlo ci pensa Zanirato, ritornando agli anni ’90, quando ebbe modo di conoscere e apprezzare Fiorini: «Si era capito che non bastava fare brevetti, bisognava farlo prima degli altri. E per farlo ci volevano investimenti, competenze e flessibilità. I delegati di allora capirono che era fondamentale, per lo sviluppo, valorizzare i lavoratori. Sembra banale, allora era rivoluzionario. Ma la dirigenza lo capì. Il problema è che ora la dirigenza è cambiata, e una delle poche eccezioni è proprio colui che accusa Luca di averlo aggredito. Ma è stato a lungo all’estero e lo perdoniamo perché non sa quello che fa». La memoria corta dei dirigenti di oggi ha impedito loro, continua Zanirato, di sapere che «fino a poco tempo fa ci venivano a cercare, quando c’era bisogno di mediare con le istituzioni, di ottenere autorizzazioni su nuovi impianti, di confrontarsi con la Regione». Ma nel deterioramento del ruolo del sindacato «ci ha messo del suo anche la politica. Non quella locale, che ringraziamo per il sostegno. Ma che dovrebbe premere sul governo Renzi perché cambi rotta sulle politiche del lavoro, se non vogliamo che di crescenti non ci siano solo le false tutele, ma le lotte dei lavoratori, che amplieremo - conclude - finché questa vertenza non otterrà il reintegro di Luca».

Da manuale, seppure inedita, è la sequenza del caso-Fiorini, secondo il segretario generale Miceli: «Da una parte il licenziamento, dall’altra il contratto integrativo che non si riesce a chiudere». Un atto di arroganza «con motivazioni risibili» in cui «l’azienda ha manifestato tutta la sua debolezza, perdendo la testa». Lo scopo, ribadisce «è avere le mani libere, incoraggiata da un clima nel Paese che tende ad assegnare ai lavoratori un ruolo di responsabilità nella crisi».

Basell però, secondo Miceli, si è messa da sola in un ginepraio: «Prima tutti si sono schierati a favore delle due dipendenti licenziate senza preavviso, e ora per Fiorini, contro un’arroganza che credevamo ormai superata. Credevano di dividerci, e ci hanno uniti, credevano di isolarci e si sono isolati». Miceli definisce poi «rozzo e volgare» il tentativo «di captatio benevolentiae dell’azienda, con quella mail in cui propone ai dipendenti di chiudere la trattativa. Come dire: vi diamo qualche soldo e non ne parliamo più. Chi si riduce a ricorrere a questi mezzi non ha etica, altro che policy e codici di regolamento». Ma da questo, è convinto Miceli «usciremo più forti, perché abbiamo ragione. E Renzi ancora non ci ha tolto tutto: il licenziamento discriminatorio ancora non si può fare». (a.m.)

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