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in via arginone durante le feste

Carcerati ingoiano lame e pile «Molti casi preoccupanti»

Carcerati ingoiano lame e pile «Molti casi preoccupanti»

Sono stati portati all’ospedale di Cona con pile di telecomando o lamette ancora confezionate nello stomaco, ingerite intenzionalmente. Nel giro di pochi giorni, dalla fine del 2015, di casi come...

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Sono stati portati all’ospedale di Cona con pile di telecomando o lamette ancora confezionate nello stomaco, ingerite intenzionalmente. Nel giro di pochi giorni, dalla fine del 2015, di casi come questi ne sono stati registrati sei o sette, e si tratta sempre di detenuti del carcere di via Arginone. Tutti sono stati trattati e dimessi senza aver riportato gravi problemi di salute, ma il ripetersi di questi episodi sta cominciando ad allarmare le autorità. «Non si tratta di tentativi di suicidio, ma di segnali di estremo disagio e difficoltà che queste persone si sentono di lanciare: non a caso gli episodi si sono infittiti durante le festività, che sono un periodo particolare - è l’interpretazione di Marcello Marighelli, garante dei detenuti di Ferrara - E non si tratta di problemi collegati al sovraffollamento di via Arginone, visto che si è passati da 500 agli attuali 300 detenuti: semmai è in contrario, nel senso che la popolazione carceraria rimasta dopo l’applicazione di misure alternative e accoglienza è gravata di pene pesanti e difficoltà di relazione. Parliamo di stranieri, tossicodipendenti, persone con disagio mentale». Paradossalmente il periodo più difficile per queste persone coincide con l’avvicinarsi della scarcerazione, «a 18-12 mesi da fine pena, per chi non ha una prospettiva “fuori”, diventa difficile dare un senso alla detenzione - ragiona Marighelli - Per questo stiamo investendo un po’ d’impegno, assieme alle istituzioni e al volontariato, per prenderci cura in maniera specifica di queste persone». I risultati migliori nel lavoro svolto in via Arginone si sono non a caso registrati con i detenuti-genitori, che sono stati aiutati anche attraverso il Centro per le famiglie ad “agganciarsi” ai familiari per superare i momenti di difficoltà. «Ma per molte persone questo non è possibile, e i casi di questi giorni preoccupano» conclude Marighelli. (s.c.)

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