«Ferito alla testa e alle dita ma ringrazio di essere vivo»
Dopo essere andata in ospedale, una delle persone rimaste coinvolte è tornata sul posto «Abbiamo visto quest’uomo con il volto completamente annerito dal fumo»
PORTOMAGGIORE. Dopo diverse ore passate a farsi curare è voluto tornare lì, davanti al poligono di tiro di Portomaggiore, sul capo una vistosa garza cerotto e due dita della mano sinistra fasciate. Quest’uomo non ha voluto dare il proprio nome e nemmeno dire tanto, ma è un tiratore di Massa Lombarda (Ra), frequentatore abituale del poligono di tiro portuense, dove va a sparare con il proprio fucile. Nei suoi occhi davanti a quel che resta dell’edificio, uno scheletro fumante, l’incredulità e la paura per quanto è successo e quanto ha visto. «Ero giù, al piano terra, avevo appena finito di sparare - ha ricordato il tiratore ravennate - ed appoggiato il fucile, con me altre persone, quando ho visto la fiammata venirmi addosso.
È stato terribile, fiamme e fumo denso, si faticava a respirare, sono riuscito ad uscire, ho una ferita al capo e due dita ustionate, ma almeno sono vivo. Le tre persone che dicono essere ancora disperse la dentro non le conoscevo, nessuno dei presenti al poligono le conosceva, era la loro prima volta in questo centro». «Non abbiamo sentito alcuna esplosione, il fumo e le fiamme, altissime e che si sono sviluppate in pochissimo tempo, quelle sì». Ricordano così la mattinata di ieri, la famiglia che abita di fronte all’ingresso del poligono di tiro di Portomaggiore e che ha visto il compaesano, Daniele Zanconi, adoperarsi per aiutare le altre persone che si trovavano, come lui, dentro alla struttura al momento dell’incendio. «Abbiamo visto quest’uomo con il volto completamente annerito dal fumo che è uscito, poi rientrato per aiutare due persone ad uscire, poi abbiamo capito che era Daniele, nell’aiutare le persone che poi grazie a lui sono riuscite ad uscire, il nostro conoscente si è pure ustionato. Le fiamme erano alte, ma lui aveva manifestato, nonostante le ferite, l’intenzione di entrare nel poligono. Alla fine però ha desistito ed è stato preso in carico dai sanitari che lo hanno portato via con l’ambulanza». Così come la famiglia che abita di fronte al poligono portuense e le altre vicine, addirittura la pensionata che ha un muro confinante con l’edificio ed ora si è ritrovata con la casa inagibile sono stati tanti, per non dire quasi tutti i residenti di Portomaggiore, che hanno visto il fumo nero alzarsi da una zona residenziale, densamente abitata, a due passi dal centro, lì dove per cause ancora da chiarire, ma comunque con ogni probabilità accidentali, si è sviluppato un incendio che ha devastato causando feriti, dispersi e distruzione all'interno del poligono di tiro.
Luca Ricci, dipendente di Soelia, sarebbe dovuto andare a sparare al poligono alle 11, insieme ad un collega ed amico, ma poi richiamato in servizio, perché reperibile, ha scoperto il tragico evento. «Mi stavo preparando per venire a sparare - ha detto Ricci - ho guardato il cellulare e su internet ho visto la notizia dell’incendio al poligono dove, da lì a poco, sarei dovuto andare a sparare, subito dopo mi ha chiamato l'amico con il quale sarei dovuto andare al centro per dirmi cosa successo e subito dopo il municipio mi ha contattato per farmi entrare in servizio». Viliam Natali, 82 anni, stava andando a trovare la compagna Gilberta Zerbini e nel passare vicino al poligono ha visto il fumo, «Ero in auto - ha ricordato Natali - quando ho visto il fumo e le fiamme venire dal poligono, a quel punto mi sono recato sul posto e c’erano già le ambulanze, seduta su una di loro un collaboratore della struttura. Mentre andavo da lui per chiedere come stava ho visto il soffitto cadere in pezzi, sotto il calore e la potenza del fuoco».
Maria Rosa Bellini
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