Sette Comuni al voto fra cinque mesi
Il centrodestra sull’onda della protesta sferra il suo attacco allo strapotere del Pd, ma c’è anche l’incognita M5S
Mancano 5 mesi al prossimo attesissimo test elettorale che riguarda sette Comuni, alcuni strategici, della provincia di Ferrara, ma già si è entrati in campagna elettorale. Lo si vede dagli scontri sempre più accesi tra le forze politiche, dai toni della propaganda, dai movimenti per cercare alleanze e strategia in vista dell’appuntamento del 12 giugno. Quest’anno il rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali acquista un significato particolare perché c’è molta incertezza. Da un lato c’è lo strapotere del Pd e del centrosinistra, che vanta i sindaci uscenti in tutti i sette comuni che si apprestano ad andare alle urne, senza contare che dopo le amministrative del 2014 (quella abbinate alle Europee), il partito del premier è riuscito a mettere il proprio sigillo sulla stragrande maggioranza dei Comuni. Ma rispetto a due anni fa, soprattutto in provincia di Ferrara, gli scenari sono molti cambiati per cui il risultato alla vigilia appare tutt’altro che scontato. A confermare che non sarà una passeggiata per il Pd hanno contribuito alcuni fattori “ambientali” che rischiano di far perdere consensi al primo partito ferrarese.
Le opposizioni hanno trovato in questi mesi terreno particolarmente fertile sul tema dell’immigrazione, della sicurezza e inutile negarlo, anche nella vicenda Carife. La crisi della banca del territorio paradossalmente ha avuto come capro espiatorio il governo e il suo decreto “salva-banche”, diventato alla fine un boomerang. Ma il centrodestra ancora una volta si presenta in alcuni Comuni diviso e lacerato e dove si vota con il maggioritario non è certamente il massimo della strategia politica, stesso discorso vale per il centro sinistra a Formignana.
Il Pd dal canto suo probabilmente non farà ricorso nei sette Comuni ferraresi chiamati al rinnovo elettorale al democratico sistema delle “Primarie” che a livello nazionale si faranno o il 28 febbraio o il 6 marzo. C’è anche il M5S che potrebbe creare scompiglio tra i due schieramenti, soprattutto a Codigoro e in cuor suo spera di ripetere il colpaccio che fece nel 2012 a Comacchio.
C’è infine un’ultima importante incognita ed è quella dell’astensionismo. L’ultimo test importante nel ferrarese, a parte l’elezione del sindaco di Bondeno nel maggio 2015, è stato l’appuntamento con le Regionali del 23 novembre 2014. E in Emilia Romagna, regione dove tradizionalmente andavano a votare anche i moribondi, solo il 37,70% è andato alle urne (37,38% in provincia di Ferrara) e ricordiamo era autunno. Con le elezioni poste al 12 giugno a ridosso dell’estate c’è ancora di più il pericolo astensionismo. Ecco perché le forze politiche dovranno impegnarsi anche a conquistare quell’oltre 60% di cittadini (diventato di gran lunga il vero partito di maggioranza) che nell’ultima tornata ha preferito starsene a casa.
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