«Ha dato la vita per la sua comunità»
Unanimi commenti e identico dolore nelle parole dei numerosi parrocchiani che ricordano monsignor Baviera
CENTO. «Un pezzo di storia di Cento ci ha lasciati. Grazie Mons, per tutto ciò che hai fatto per la nostra comunità».
Città in lutto per la morte di monsignore Salvatore Baviera. Il sacerdote, 90 anni e per 50 parroco di San Biagio, si è spento lunedì mattina nel sonno, nella sua casa di corso Guercino. Da tutti ricordato come una persona di una fede salda e di una cultura immensa, uomo e sacerdote che ha fatto molto per Cento e per la parrocchia di San Biagio, Baviera lascia un segno indelebile nei cuori e nelle menti di tanti.
A ricordarlo con affetto, Luisa Cassani Orlandini (presidente delle Ancelle del Santissimo Sacramento) che, dopo le dimissioni da parroco nel febbraio 2009, faceva visite quotidiane a monsignore Baviera: «Ho potuto così conoscere nell’intimità questo uomo-sacerdote che è stato un personaggio pubblico che ha caratterizzato un’intera epoca della nostra città, sia per la nostra generazione sia per quella dei nostri figli. Se era stato un personaggio di alta caratura sotto tutti gli aspetti, da quello religioso a quello storico-culturale, negli ultimi anni si era adeguato con rassegnazione all’isolamento e alla solitudine, determinati dalle sue condizioni fisiche che gli impedivano di essere autonomo».
Ciò nonostante, ribadisce la Cassani, la sua intelligenza era rimasta viva e lucida fino alla fine. E racconta: «Nelle nostre letture quotidiane si dimostrava interessato a tutto, dalla filosofia alla teologia, dalla politica alle notizie di cronaca. Soffriva profondamente quando vedeva trascurate le nostre tradizioni religiose e civili. Pur accettandole, rimaneva piuttosto sorpreso dalle novità scaturite dagli ultimi Sinodi, lui che proveniva da tempi lontani anni luce, essendosi formato negli anni '50 del secolo scorso. Quando gli dicevo 'Monsignore, non è più il nostro mondo…', lui rispondeva 'Ma in questo mondo io ci sto bene ugualmente!'”. Ricordava - evidenzia Luisa Cassani Orlandini - tutti i parrocchiani e quando ne incontrava qualcuno, salutava sempre con calore: seppure in carrozzella, con un ineguagliabile senso del dovere, si faceva accompagnare a celebrare messa al Pensionato Cavalieri e in San Giovanni Bosco, la chiesa del villaggio da lui fatta costruire. Due giorni prima della morte abbiamo letto articoli su Dante e Machiavelli e conversato come due liceali freschi di studi. Da qui, la speranza che sia stato lucido fino alla fine, e che il Signore gli abbia concesso di vivere coscientemente il trapasso tra la vita terrena e quella eterna».
Beatrice Barberini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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