Il fuoco dal seminterrato Intrappolati nei box
Le vittime non avrebbero fatto in tempo ad uscire dalle loro postazioni. Le fiamme partite da una sagoma hanno mangiato il solaio nel giro di minuti
PORTOMAGGIORE. «È tutto più chiaro, ma il dolore non passa». Sono tornati in via Cattaneo i parenti di Paolo Masieri, il 47enne fornaio di Portomaggiore, morto all’interno dell’Asd Poligono assieme a Lorenzo Chiccoli, 73 anni e Maurizio Neri, 66 anni entrambi di Masi Torello. Quel che resta dei corpi delle vittime è stato trovato lunedì sera tra le 19 e le 20. I vigili del fuoco, dopo aver sistemato grandi teli così da lasciare fuori sguardi e teleobiettivi, sono andati quasi a colpo sicuro, aiutati evidentemente dalle immagini scattate all’interno anche per mezzo di droni ma, soprattutto, facendosi guidare dall’esperienza di anni. Sulla dinamica dell’incidente stanno lavorando le forze dell’ordine e risposte, al momento, non ci sono e non ci possono essere visto che al vaglio degli inquirenti dovranno passare tutte le certificazioni, quel che resta degli impianti ed anche diverse testimonianze. Il poligono è stato realizzato all’interno di un capannone nato come macello.
L’ingresso, di pochi metri quadri, vedeva un bagno sulla sinistra e una reception con piccole poltroncine. Presenti anche diversi monitor collegati alle telecamere posizionate tanto all’interno quanto all’esterno e è dalla postazione in questione che venivano aperte e chiuse le porte, così come previsto dalla normativa. L’inizio dell’attività risale al 2011, quando l’associazione ha aperto occupando il piano seminterrato, cui si accedeva tramite scale e chiuso con una porta blindata. All’interno due linee con le postazioni dalla parte dell’ingresso e le sagome dalla parte opposta. Presente anche una stufa a pellet che serviva per scaldare l’ambiente. Da sottolineare che quanto viene scritto è riportato da persone che frequentavano il poligono e non è supportato da alcun documento ufficiale.
Nel 2015 i titolari ottengono il permesso di soppalcare il capannone e di realizzare così il primo piano creando quattro nuove linee di tiro inaugurate prima di Natale. Al primo piano si accedeva sempre tramite una scala (è presente anche un montacarichi, per permettere alle persone disabili di utilizzare la struttura) che arrivava in una piccola stanza e che vedeva un’altra porta blindata. Al via degli operatori, i tiratori percorrevano un piccolo corridoio lungo il perimetro del capannone fino ad arrivare alle quattro postazioni, che restavano quindi dalla parte opposta rispetto a quelle di sotto. E le tre vittime sono state trovate esattamente dove erano entrate per sparare. Questo lascia pensare che non abbiano avuto nemmeno il tempo di uscire dai box: il solaio sarebbe crollato nel giro di pochi minuti. Il fuoco, dunque, sarebbe partito dal piano interrato, da una delle sagome che si trovavano proprio sotto alle tre postazioni. Del perché le fiamme si sono formate e come hanno fatto a “correre” così velocemente, al momento nessuno può saperlo ma le indagini potrebbero dare presto una risposta.
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