La badante non ha spazio. Coppia rischia lo sfratto
Entrambi gli anziani comacchiesi devono essere seguiti ma la casa è piccola. «Ci mancano i soldi per l’affitto: chiediamo solo un appartamento più grande»
COMACCHIO. Dal letto di casa nel quale da un anno è costretta a vivere, a causa di una polineuropatia infiammatoria demielinizzante - patologia degenerativa associata a diabete, ipertensione ed osteoporosi -, Wilma Carli è tornata a far sentire il suo grido d’aiuto. La donna, 71enne comacchiese, vive con il marito Sante Nordi, 76enne, al piano terra di una palazzina di proprietà della Curia in via Mazzini 103, a Comacchio ma «dopo l’articolo uscito due mesi e mezzo fa non si è fatto vivo nessuno della Curia – dice la donna amareggiata –, per assegnarmi un appartamento con una stanza in più, necessaria per accogliere la badante. Sono venuti a trovarmi prima l’assessore Provasi e poi l’assistente sociale. Mi hanno detto che dopo le feste di Natale sarebbero tornati insieme».
Il marito di Wilma non è nelle condizioni di prestare assistenza alla donna, perché a seguito di un incidente stradale non può alzare le braccia, né sollevare pesi. La coppia, che vive da 50 anni nell’alloggio ricavato all’interno di un magazzino, pagava sino a tre mesi fa alla Curia un affitto di 300 euro mensili. «Non paghiamo più l’affitto – racconta la donna in lacrime -, perché a questo punto aspettiamo lo sfratto o comunque una sistemazione, che ci dia la possibilità di prendere in casa la badante, visto che ne abbiamo bisogno tutti e due. Adesso ci tocca di spendere mille euro al mese per la badante, la quale non può vivere qui perché manca una stanza da letto per ospitarla e quindi viene tutti i giorni a lavarmi e a sistemare la casa».
La coppia che non ha figli, né parenti che possano assicurare anche solo un piccolo aiuto, conferma di aver già presentato domanda per l’assegnazione di un alloggio popolare e «adesso siamo in graduatoria, ma non pretendiamo niente – prosegue l’anziana comacchiese -; ci basta un piccolo appartamento al piano terra con una stanza da letto in più, in modo che la badante possa prendere la residenza insieme a suo marito, il quale si occuperà di Sante».
Nel frattempo l’Usl ha fatto recapitare alla donna, invalida al 100%, un letto con dispositivi elettronici, che le permettono con un pulsante di alzare lo schienale autonomamente. «A capodanno ho avuto un blocco renale – conclude Wilma – e dopo aver chiamato il 118 mi hanno fatto una iniezione e una flebo, ma ho dovuto chiamare la badante a trascorrere qui la notte su una poltrona, però ho bisogno di lei a tutte le ore del giorno». E, infine, solo una parte dei farmaci vengono ceduti gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale.
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