Legionella, condannati i dirigenti del Sant’Anna
Otto mesi per i due imputati ritenuti responsabili del decesso di Rosa Priore. La paziente aveva contratto la malattia in ospedale. La difesa: si va in appello
Si è concluso ieri con due condanne a 8 mesi (pena sospesa) il processo per la morte di Rosa Priore, la paziente 71enne deceduta il 7 ottobre 2011 al Sant’Anna di corso Giovecca (il trasloco nel polo di Cona non era ancora avvenuto) per le conseguenze di un’infezione da legionella.
Il giudice Franco Attinà ha pronunciato la sentenza in serata a carico del responsabile medico del modulo dipartimentale, Paola Antonioli, e del suo superiore, Ermes Carlini, entrambi della direzione sanitaria dell’azienda ospedaliera. Il verdetto abbassa di oltre la metà la pena richiesta dal pubblico ministero Nicola Proto nella requisitoria del giugno scorso (1 anno e 6 mesi per entrambi).
Il processo si è giocato attorno alle competenze del personale che aveva il compito di predisporre e mettere in atto (azione, quest’ultima, a cui secondo la difesa degli imputati dovevano provvedere altri uffici) tutte le misure di prevenzione per garantire la salubrità degli impianti e degli ambienti sanitari.
Le perizie hanno confermato che la causa del decesso è stata la legionella e che il batterio era stato trovato negli impianti. L'infezione portò la paziente a sviluppare una letale tromboembolia in concomitanza con una broncopolmonite bilaterale grave secondo gli accertamenti contratta in ospedale, considerato che l’anziana era ricoverata da 40 giorni e i tempi di incubazione della malattia variano dai due ai dieci giorni. Le patologie pregresse di cui soffriva la donna - questa sembra anche la conclusione a cui è giunto il giudice, che depositerà le motivazioni entro 90 giorni - non avrebbero avuto un ruolo determinante nel decesso della paziente. Il pm Proto osservò durante l’esposizione della requisitoria che il programma predisposto dall’azienda ospedaliera per il triennio 2008-2010 «non faceva alcun accenno al problema legionella, soprattutto negli aspetti relativi alla valutazione e alla gestione del rischio, secondo le linee guida contenute nella delibera regionale approvata nel 2008» e ipotizzò che il momento di particolare trambusto dovuto al trasloco imminente (avvenuto nel maggio 2012) dal vecchio al nuovo ospedale potesse aver indotto a ritenere quel piano sufficiente. La difesa dei due imputati accusati di omicidio colposo aveva ribattuto che erano previste azioni, nel documento triennale predisposto dall’azienda ospedaliera, relative all’igiene della struttura e in particolare alla prevenzione della legionella. «Il giudice ha inflitto il minimo della pena - ha affermato il legale di Carlini, Andrea Toschi - ora aspettiamo le motivazioni per contrastare in altra sede il pronunciamento del giudice di primo grado». Appello sicuro anche per l’altro imputato, Paola Antonioli. «Riteniamo di avere ottime argomentazioni da spendere al secondo grado - ha dichiarato il suo legale, Andrea Marzola - e per ottenere la soddisfazione che non c’è stata questa sera». Soddisfatti invece per il verdetto gli avvocati di parte civile, Alessandro Gabellone (per l’aspetto penale) e Angelo Ressa (per l’aspetto civile). «Pensiamo che sia stata stabilita la verità dei fatti e sosterremo le nostre ragioni ad ogni ulteriore grado di giudizio», hanno commentato ieri sera. L’azienda Sant’Anna, della quale è stata riconosciuta civilmente la responsabilità contrattuale, ha già provveduto al risarcimento della famiglia. Il giudice ieri ha rinviato al processo civile ogni ulteriore aspetto relativo al danno economico.
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