«Mai accaduto un fatto così grave. Sui poligoni normativa labile»
Il procuratore Cherchi: solo ipotesi finora, attendiamo le relazioni di vigili del fuoco e carabinieri «Inchiesta complicata, si dovrà studiare minuziosamente tutto ciò che è rimasto dopo l’incendio»
PORTOMAGGIORE. Lo ammette lui stesso, incontrando i giornalisti dopo la tragedia, sottolineando che la normativa nazionale che vigila sui poligoni di tiro privati è «labile, abbastanza labile». Ossia, quasi inesistente. E che la tragedia del poligono di Portomaggiore, con tre morti e cinque feriti, «è un caso particolarmente grave, così grave che non è mai accaduto in campo nazionale». E dunque, un caso destinato a diventare un precedente per arrivare ad una possibile (auspicabile) riforma delle norme. Parte da qui l’inchiesta della procura sulla quale il procuratore capo Bruno Cherchi ieri mattina ha fatto il classico punto: come è possibile che una struttura così “pericolosa” possa essere in attività in pieno centro in un paese, e gestita - come conferma la difesa dei tre indagati, i responsabili del poligono, pur rispettando e mettendo in atto tutte le norme di sicurezza all’interno - senza regole poichè non esistono? Cherchi analizza l’inchiesta spiegando che «sono in corso gli atti urgenti per le procedure di messa in sicurezza della struttura e poter avviare le prime indagini». Indagini formalmente partite ieri, poichè i periti hanno concluso le operazioni di raccolta dei reperti sotto il capannone. Ora toccherà a vigili del fuoco, carabinieri e perito della procura, l’ingegner Cristiano Cusin accertare le cause dell’incendio che ha fatto crollare la struttura e ucciso tre persone e ne ha ferite altre 5. Ma all’indagine tecnica andrà sommata quella medico-legale, sui resti delle tre vittime: ciò che è rimasto di loro dopo l’inferno all’interno del capannone, al primo piano, è a disposizione della medicina legale che dovrà eseguire accertamenti minuziosi e l’autopsia: i tecnici dovranno in primis, tramite il Dna, accertare l’identità delle salme e ricomporre ciò che resta.
Il procuratore capo Bruno Cherchi è chiarissimo in merito: «L’incendio è stato così virulento che ha distrutto tutto ciò che ha incontrato, i materiali e purtroppo anche chi era presente», le tre vittime, intrappolate all’interno negli spazi del primo piano: Paolo Masieri di 47 anni, Lorenzo Chiccoli di 73 anni e Maurizio Neri di 66 anni. «Si tratta di un caso particolarmente grave - ha aggiunto Cherchi - Un caso così grave non è mai accaduto in campo nazionale: sono in corso gli atti urgenti per le procedure di messa in sicurezza della struttura e poter avviare le prime indagini». Da qui i tre avvisi di garanzia, con le ipotesi di disastro colposo e omicidio colposo plurimo, inviati ai tre responsabili del poligono, dell’associazione sportiva Asd che lo gestiva: i titolari, padre e figlio e la tesoriera. Atti dovuti, ribadisce il procuratore, solo per iniziare l'attività di indagine. «Si tratta di una inchiesta complicata - sottolinea Cherchi - e occorrerà studiare minuziosamente tutto ciò che è rimasto dopo l’incendio». «L’obiettivo primario dei primi atti - ha aggiunto Cherchi - è quello di cercare e trovare il punto di innesco delle fiamme e le modalità con cui si è sviluppato l’incendio. Al momento si hanno solo ipotesi e nessun dato certo: attendiamo le relazioni di vigili del fuoco e carabinieri per poter iniziare a fare valutazioni concrete».
Le verifiche investigative dovranno anche accertare come è stato costruito il capannone, riadattato a poligono e se siano stati eseguiti a norma i più recenti interventi edilizi. Insomma, non sarà facile il lavoro dei tecnici per spiegare il perchè di una tragedia di questa rilevanza. Su un fatto il procuratore Cherchi - che segue l’inchiesta assieme alla titolare, la pm Ombretta Volta - ha voluto fare una sottolineatura con i cronisti, energica: «La normativa in materia per i poligoni di turno privati è labile. Il testo unico, il regolamento in materia, non richiede da un primo esame particolari autorizzazioni. Stiamo accertando tutti questi aspetti anche perchè ribadisco è il primo caso che capita, anche a livello nazionale. Ripeto - ha aggiunto incalzato - da un primo esame e da ciò che si registra sulle disposizioni per associazioni private le regole sono abbastanza labili. Non occorrono autorizzazioni di nessun tipo? Occorre solo segnalare l’apertura dell’attività agli organi di pubblica sicurezza». Ma non vi erano controlli? Non è possibile che vi possano essere altri indagati per questo?«Studieremo e valuteremo anche questi aspetti».
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