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Trivelle sotto il Boicelli per il nuovo metanodotto

L’opera è della Snam. Il Comune: terza versione del progetto e impatto minimo È zona urbana, alzata l’indennità. Sarà necessario intervenire su alcuni ponti

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È stato presentato ieri in commissione comunale lavori pubblici il progetto che vede l'insediamento e lo spostamento del metanodotto realizzato dalla società Snam Rete Gas. La conferenza dei Servizi della Provincia ha approvato il progetto, autorizzando il percorso, «ma ora chiede a noi di mettere il vincolo di esproprio», spiega l'assessora all'Urbanistica Roberta Fusari, che evidenzia come «l'impatto urbanistico sarà ridottissimo». Il metanodotto sarà infatti interrato lungo il canale Boicelli, da dove proseguirà attraverso l'ex distilleria Alceste in via Turchi, per arrivare all'ex Cartiera Burgo, in via del Lavoro. L'ingegnere del Comune Antonio Barillari ha chiarito percorsi e tempistiche del progetto. «La parte principale dei lavori sarà tra il ponte di via Michelini e i due tracciati paralleli. I lavori più urgenti riguardano il ponte di via Michelini, dove occorre spostare il gasdotto. La necessità del nuovo impianto è legata alla vetustà di quello precedente. L'opera inizierà entro l'anno per quanto riguarda la zona di via Michelini, tenendo conto del fatto che la Snam ha già ordinato i tubi per un piccolo tratto sotto il ponte della stessa via». La particolarità di questi tubi richiede infatti che siano ordinati 18 mesi prima. «I lavori successivi saranno legati all'Idrovia» continua Barillari. Rispondendo alle domande di alcuni consiglieri, l'ingegnere precisa che non ci saranno oneri a carico del Comune per quanto riguarda l'indennità da esproprio, che ricadrà invece su Snam Rete Gas. «Per quanto riguarda l'indennità, Snam inizialmente l’aveva calcolata come se fosse area non urbana, ma ora la cosa sta andando nel verso giusto, perché ha inserito il progetto nella zona urbana». Le trivellazioni per sistemare il gasdotto avverranno da sei agli otto metri sotto il canale Boicelli, con tubi che hanno un diametro di 250 millimetri nella parte principale e 100 negli allacciamenti.

Dimostrato che il piano non è impattante dal punto di vista urbanistico, l'assessora Fusari chiarisce che «saranno necessari lavori futuri come l'innalzamento o il rifacimento delle spalle di alcuni ponti». Ora è necessario inserire l'opera nel Poc, Piano Operativo Comunale, strumento urbanistico che individua le opere di tutela e valorizzazione da realizzare nell'arco di cinque anni, per ottenere gli espropri e iniziare i lavori. «Nella prima versione l'impatto era elevato. Ora siamo alla terza, e siamo giunti ad un'opera minimamente invasiva che non modifica l'urbanistica», conclude l'ingegnere. Lunedì sarà il consiglio comunale a dibattere sull’argomento e votare.

Veronica Capucci

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