Crac Spal e fotovoltaico, colpo di scena in aula
Il legale del fallimento chiede di allargare le accuse ai 6 imputati per bancarotta dissipativa
E’ il colpo di scena del processo al fallimento della Spal 1907 di Cesare Butelli e del progetto fotovoltaico che ormai da tre anni si dibatte tra indagini e udienza preliminare a Ferrara.
E si è concretizzato ieri mattina in tribunale alla prima udienza quando la parte civile, l’avvocato Marco Linguerri per il fallimento Spal e curatore fallimentare (Paolo Montanari), ha chiesto l’allargamento dell’imputazione per estendere il reato di bancarotta fraudolenta a tutti gli imputati, non solo a due di loro. Per questo motivo, dopo che il pm Nicola Proto ha chiesto i termini, ossia il tempo per studiare, valutare e poi accettare il capo di imputazione, il gup Silvia Marini ha rinviato al 17 febbraio prossimo. Finora ricordiamo, solo Butelli e uno degli imputati, Remo Turra (e parzialmente), dovevano rispondere di bancarotta: ora viene chiesto di allargare l’accusa anche agli altri 4 imputati: Luca Turra, Tommaso Franzini, Andrea Venturelli e Luca Garioni, titolari di aziende che di fatto acquisirono l’impianto fotovoltaico di Cà Leona, con cui si ricorda la Spal 1907 di Butelli avrebbe voluto finanziarsi. Secondo la parte civile che ha prospettato la nuova accusa alle parti, in aula ieri mattina, con la cessione da parte della Spal di Butelli dell’autorizzazione alle aziende che poi hanno acquisito la gestione dell’impianto, si sarebbe trattato di una sorta di svendita - afferma il legale del fallimento Spal - con l’incasso di 6 milioni di euro a fronte di un valore di 20 milioni: da qui l’ipotesi di bancarotta fraudolenta con dissipazione. Valutazioni di parte che ora il pm dovrà accogliere o meno. Richiesta che ha acceso la replica delle difese, gli avvocati Claudio Maruzzi e Carmelo Marcello che assistono Remno e Luca Turra: «Con un’iniziativa alquanto anomala la difesa del “fallimento Spal 1907” tenta di indurre il pm a costruire una nuova ipotesi di bancarotta fraudolenta estesa a tutti gli imputati, che dovrebbe riguardare l’intera operazione fotovoltaico, rappresentata come una sorta di attività predatoria in danno della massa fallimentare da parte degli imprenditori bresciani degli incentivi che il Gse assicura per vent’anni a chi esercita l’impianto fotovoltaico». «Con ciò trascurando di considerare che da sempre è noto che Spal 1907 mai avrebbe potuto gestire l’impianto e che gli introiti attesi dagli imprenditori bresciani sono frutto di una regolare iniziativa industriale e commerciale che ha comportato ingenti investimenti per circa 50 milioni di euro, tutti a loro carico». I due legali che avevano sottolineato come oggi dopo 3 anni si arrivi a questa nuova prospettazione accusatoria «è una logica del tutto assurda, che dimentica come l’operazione fotovoltaico, favorita e poi benedetta da Comune e Provincia, ha consentito e consente alla massa fallimentare di beneficiare di ingenti risorse economiche, del tutto insperate, pari ad almeno 400.000 euro all’anno, per vent’anni, grazie al trenta per cento degli introiti spettanti al fallimento Spal derivanti dalla vendita dell’energia prodotta, frutto di regolari accordi tra la Spal e i nostri assistiti». «Confidiamo che il pm, nel termine che ha chiesto e ottenuto dal giudice per meditare la predetta sollecitazione, la disattenda».
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