«Per loro un destino davvero crudele»
Tra i cittadini poca voglia di parlare e tanto dolore dopo l’incendio. Si aspetta solo di conoscere la verità
PORTOMAGGIORE. Tutti a Portomaggiore, da domenica scorsa, parlano di quanto accaduto al poligono di tiro, ma pochi hanno voglia di commentare. «Una tragedia, una cosa che proprio non ti aspetti e non immagini - ha ricordato Leonardo Viaferia, titolare di un bar in pieno centro - conosco da anni il titolare del poligono, Fabio Ghesini, perché è anche il tecnico che si occupa dei computer del bar. In quel poligono aveva riposto tante speranze e moltissimo entusiasmo, anche perché era un tipo di attività che gli piaceva veramente, lo vedevo soddisfatto. Non oso pensare cosa stia passando ora. Conoscevo da diversi anni anche Paolo Masieri, sono un suo abituale cliente al forno, chi avrebbe mai immaginato un destino simile per lui. È incredibile pensare di perdere la vita mentre si sta svolgendo un’attività che appassiona». Di fronte a quel che è successo resta poco da dire e come hanno sottolineato Gilberta Zerbini e Viliam Natali, pensionati portuensi, che vivono a poca distanza dal poligono di tiro e sono tornati nelle vicinanze dell’edificio, nel fare la passeggiata quotidiana: « Quando abbiamo capito quel che era successo, domenica siamo venuti a vedere cosa fosse successo e siamo rimasti senza parole, poi quando si è avuta la notizia che tre persone erano rimaste sotto le macerie e che per loro c’era poco se non nulla da fare, non ce l’abbiamo fatta e siamo tornati a casa. Il resto lo abbiamo seguito dalla tv e dai giornali, oggi è la prima volta che torniamo, nei paraggi del poligono. Che tristezza». «Cosa sia successo - ha riferito un residente nelle vicinanze del poligono - non sta a nessuno di noi dirlo, le indagini daranno delle risposte, ma per conto mio ed anche avendo parlato con altre persone in questi giorni, la riflessione maggiormente esposta è stata quella che il poligono di tiro si sarebbe dovuto istituire distante dal centro abitato, in una zona di campagna, magari all’aperto».
Luca Ricci ogni tanto andava a tirare al poligono di tiro portuense, per passione. «Ci sarei dovuto andare anche domenica scorsa in tarda mattinata - ha ricordato - se penso a quanto successo mi viene la pelle d’oca. Delle tre persone che hanno perso la vita nel rogo conoscevo solo Paolo Masieri, per la sua attività di fornaio. Ho saputo che era la prima volta che veniva al poligono. Un destino davvero crudele». «Le ultime due linee di tiro erano state inaugurate poco tempo fa - ha ricordato un altro portuense, mentre in un bar del paese stava proprio leggendo le ultime notizie riguardanti gli sviluppi del tragico rogo - personalmente non ci sono mai entrato, ci passo davanti praticamente tutti i giorni mentre vengo in centro, sapevo quale attività si svolgesse dentro, ma mai avrei immaginato potesse accadere una cosa simile. Delle tre vittime conoscevo solo il fornaio, perché è mio coetaneo e lo si vedeva in giro per il paese. Resto comunque dell'idea che forse quello dove era stato fatto il poligono di tiro, praticamente in centro, attaccato ad altre case, non era il luogo ideale. Forse certi locali che permettono di praticare attività come queste dovrebbero stare in campagna». Tutti i portuensi interpellati ovviamente sperano che si sappia quanto prima cosa effettivamente sia accaduto, per dare risposte alle famiglie delle vittime, con la speranza di non dover più affrontare situazioni di questo genere. E qualcuno delle persone sentite ha ricordato anche la vicenda del tetto della palestra di Portomaggiore».
Maria Rosa Bellini
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