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cinema

Anche Rocky Balboa fa VII come la saga di Star Wars

Gian Pietro Zerbini
Michael B. Jordan e Sylvester Stallone
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Michael B. Jordan e Sylvester Stallone

Dilaga a Hollywood l'operazione nostalgia

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FERRARA. L’operazione nostalgia sta dilagando ad Hollywood e il cinema americano continua a nutrirsi dei grandi successi del passato e di quelle saghe iniziate negli anni Settanta che ora rischiano di diventare interminabile, come telenovelas latinoamericane. Per questo c’è un parallelo tra Star Wars e il pugile Rocky Balboa, entrambe le serie sono arrivate a distanza di pochi giorni al settimo episodio. Per il pugile italoamericano interpretato sempre, e ci mancherebbe, da Sylvester Stallone (candidato all'Oscar per questa interpretazione), è un ritorno alla boxe in qualità di allenatore e manager e pur rimanendo sempre l’indiscusso protagonista questa volta deve dividere la scena con il giovane Michale B. Jordan (già diretto dal regista Ryan Coogler in “Prossima fermata Fruitvale Station”) che interpreta il ruolo di Adonis, il figlio di Apollo Creed.

E proprio in ricordo dell’amicizia che nutriva nei confronti del temibile avversario poi diventato suo grande sodale, che Rocky pur minato dalla malattia, accetta di allenare quel giovane “nato per combattere” come recita il titolo del film nella versione italiana, intravedendo in lui il talento stilistico e agonistico ereditato da un padre che il ragazzo non ha mai conosciuto. E qui è il festival del revival, con gli scorci di Philadelphia, dove tutto era cominciato nel 1975, con gli allenamenti ruspanti vecchia maniera a rincorrere la gallina, con i mitici calzoncini stelle strisce che appartenevano all’illustre padre di Adonis, morto nel capitolo IV sotto i colpi micidiali del russo Ivan Drago in piena Perestrojka. Alla fine ti accorgi che è una grande minestra riscaldata, dalle litigiose conferenze stampa prematch al rapporto e scontro generazionale che era già stato sviluppato in Rocky V. Quanto a Stallone è perfetto nel ruolo del pugile suonato, anche se ripetitivo, è più veritiero rispetto agli ultimi ruoli interpretati nel filone “Mercenari”, quella banda di esodati che non si rassegna allo scorrere del tempo e al suono del gong.

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