La civilissima Ferrara è una città razzista?
Commenti ignobili sul web: il presidente del consiglio comunale, un esponente della Lega Nord un sacerdote e un intellettuale a confronto su un tema quotidiano
FERRARA. La civilissima Ferrara è una città razzista? L’inquietante interrogativo sorge dopo le frasi sui social nei quali qualcuno commentava favorevolmente, con cinismo e crudeltà, la morte per suicidio del giovane nigeriano che sabato mattina si è gettato sotto il treno Frecciabianca alla stazione di Ferrara. I commenti contestati hanno preso un risvolto nazionale dopo che Massimo Gramellini, nella sua rubrica sulla Stampa ha evidenziato la cosa, ripresa anche dal sindaco Tagliani. La domanda sulla Ferrara razzista l’abbiamo girata a quattro personaggi conosciuti in città , impegnati in vari ambiti cittadini.
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Girolamo Calò, presidente del consiglio comunale e per tanti anni alla guida di una delle circoscrizioni più calde del Comune, quella che orbita intorna al Grattacielo, precisa: «Per prima cosa bisogna condannare con fermezza le frase xenofobe, poi aggiungo che Ferrara continua ad essere una città molto civile, è innegabile comunque che nella zona Giardino-Grattacielo possa essere presente un piccolo rigurgito di razzismo causato da una situazione in cui italiani e stranieri dimostrano in alcuni casi una convivenza difficile per via di problemi di spaccio. Un rigurgito che va monitorato con attenzione e tenuto sotto controllo. Il Comune si sta impegnando molto, ma dovrebbe avere più aiuti da parte dello Stato in materia di sicurezza. Bisogna lavorare quindi per migliorare la situazione ed impedire che questo rigurgito di razzismo possa sfociare in estremismi pericolosi».
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Nicola Lodi, esponente ferrarese della Lega Nord, il partito che maggiormente contesta la gestione della questione dell’immigrazione, interviene sul fenomeno razzismo.
«La condanna - dice Lodi - per queste frasi ingiuriose fatte nei confronti degli stranieri e nel caso specifico del ragazzo morto è quanto mai dovuta. Queste dichiarazioni sono però il retaggio di un malessere diffuso che si sta sviluppando, derivato dagli atti di violenza e dal degrado che vede protagonisti gli stranieri. La Lega Nord istiga al razzismo e alla xenofobia? No guardi, non siamo razzisti, non facciamo distinzioni tra neri, bianchi gialli, certamente usiamo toni accesi per denunciare irregolarità che vengono fatte nella nostra città e per svegliare le autorità al fine di risolvere determinati problemi come ad esempio l’occupazione abusiva del Palaspecchi e di altri luogi. Chiediamo che venga rispettata la legge e condanniamo chi commette reati, indipendentemente dalla nazionalità».
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Monsignor Emanuele Zappaterra, rettore del Seminario e per tanti anni impegnato in parrocchie di frontiera della diocesi come Sant’Agostino in via Mambro, punta invece l’indice sul cattivo uso dei social network fatto da qualcuno. «Una volta a Ferrara si facevano le chiacchiere sul Listone, adesso la piazza è diventata vrituale e si dicono sciocchezze sui social. In genere Ferrara, rispetto ad altre realtà, non si segnale per essere una città razzista, purtroppo ripeto se quella grandiosa invenzione che è internet, viene usata male, il pericolo è che si verifichino episodi abominevoli come quello delle offese al giovane nigeriano. Nelle persone scatta poi un senso di omologazione, lontano anni luce da un confronto reale. Una scioccheza anni fa rimaneva al bar o in piazza, adesso purtroppo con la rete resta anche scritta. La chiesa ferrarese condfnna ogni forma di razzismo e lo dimostra ogni giorni con aiuti alle persone bisognesi, tra cui molti stranieri».
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«Ferrara è una città razzista - commenta invece senza mezzi termini il professor Gianni Venturi, tra i più acuti intellettuali cittadini - di un razzismo strisciante, non perché si voglia essere razzisti, ma perché il concetto di ferraresità sta proprio in questo rancore silenzioso, tutti fanno finta di non volerne sapere, ma poi scatta sempre qualcosa. Un concetto che è bene espresso da Giorgio Bassani in un suo racconto quando ad esempio parla di Geo Josz che nel 1945 vede il suo nome tra le vittime della Shoah nella lapide davanti la sinagoga di via Mazzini. E della relativa reazione subdola della città nei suoi confronti. Ecco da sempre ho pensato che la caratteristica della ferraresità sta nella rancorosità, tutti non parlano, ma sussurrano, tutto avviene sotto questa specie di coperta, un po’ quello che stiamo assistendo in questi giorni con le vicende della Carife. Cosa grave è anche che molti di questi subumani che scrivono queste cose si trincerano dietro l’anonimato. Come intellettuale, come cittadini che ama la sua Ferrara, spero che in questo modo le coscienze civili si risveglino, spero tanto che questo immondo episodio serva a condannare con ancora più forza il razzismo. Non bisogna più che questo passi sotto silenzio. Ferrara non lo merito».
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