La Chiesa che fa per arginare il male?
Commenti razzisti, l'intervento di Mauro Corradini
FERRARA
In occasione del suicidio di un nigeriano alla stazione di Ferrara apprendo che sono comparsi commenti agghiaccianti che celebravano “la morte del negro”.
Non mi stupisce. Ferrara è una piccola (tranquilla? Sicura? Sicuri?) città di provincia ma con un tasso di episodi da far invidia a Gotham City.
Ferrara, infatti, non è nuova a picchi altissimi di cattiveria gratuita: come non ricordare Said, il giovane marocchino lasciare morire nel gelo della neve ferrarese?
Come non ricordare i cartelli “vietato chiedere l’elemosina” davanti al supermercato?
E come non poter ricordare la cattiveria che è stata riversata e che ancora viene spesso riversata su Federico Aldrovandi e sulla sua famiglia: commenti intrisi di puro distillato di cattiveria sono stati riservati in egual modo a Federico: “tossico”, “pessima famiglia”, “lasciato solo dai suoi amici”…
Certo, si dirà: che c’entra Federico con il giovane nigeriano?
Forse nulla.
Ma i costanti, ripetuti, episodi di cattiveria allo stato puro mi fanno sempre più comprendere da dove viene la violenza che ha tolto la vita a Federico.
È la risposta è questa: viene da una Città dove una larga parte dei sui abitanti ha piacere per il Male, va a braccetto con il Male, non vuole essere disturbata nella suo benessere.
Come cristiano, infine, provo dolore per l’assenza della Chiesa.
Anzi, la Chiesa ferrarese è coresponsabile di questo sfascio umano dei suoi fedeli tutta impegnata come è alle battaglie contro i gay, i transgender, gli appelli alle crociate, alle immodeste celebrazioni per i 10 anni di episcopato…
“Chi semina vento, raccoglie tempesta”: la tempesta del Male che rende dei cuori indicibilmente duri e cattivi, soffia forte a Ferrara.
Le Istituzioni tutte, vescovo in testa, si chiedano cosa hanno fatto e soprattutto cosa non hanno fatto per arginare l’avanzata del Male.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google