Ferrara, l’omicidio di Tartari: «E’ morto soffocato»
L’autopsia: nastro dentro la bocca, fascette in mani, polsi, caviglie, ginocchia. Botte brutali su corpo, fratture alle coste: il decesso tra 5-8 ore dopo la cena
FERRARA. Era vivo, ma non poteva respirare. Era vivo quando lo abbandonarono in un casolare in via Vecchio Reno, alle porte della città, i tre balordi che lo hanno aggredito, rapinato - Ivan Pajdek, Constantin Fiti e Patrick Ruszo - il 9 settembre scorso, nella sua casa di Aguscello. Pier Luigi Tartari è morto poco dopo esser stato abbandonato in quel rudere, morto per una «asfissia meccanica violenta» e adesso ciò che gli inquirenti avevano ipotizzato è diventato realtà nella relazione finale dell’autopsia del medico legale Maria Rosa Gaudio, depositata nei giorni scorsi alla procura. In 44 pagina il medico legale incaricato dal pm Filippo Di Benedetto sintetizza la tragedia che per settimane ha choccato Ferrara e non solo, rimbalzando su tutti i Tg nazionali. In 44 pagine il medico legale analizza ciò che i tre accusati di omicidio (due rei confessi, l’altro no, Fiti, ma ora incastrato dal Dna, vedi articolo in queste pagine) hanno compiuto sul corpo di Tartari: prima nella casa di Aguscello, picchiandolo e procurandogli ecchimosi in tutto il corpo e fratture alle costole, poi legandolo con fascette elettriche, e nastri adesivi, alle caviglie, alle ginocchia, ai polsi e alle stesse mani. E poi riempendogli la bocca di nastro adesivo di carta perché non urlasse, invocasse aiuto. E quindi, ancora di più, con una disumanità senza precedenti e da «ignoranti fottuti» come li ha definiti il fratello della vittima, Marco Tartari, gli hanno avvolto una maglietta attorno al capo, affinchè non vedesse o urlasse, stringendola con un nodo e quindi sopra il tessuto con 8 giri di nastro adesivo attorno al collo.
Così legato, imbavagliato e senza poter muoversi o spostarsi dalla posizione prona in cui lo avevano lasciato a quella supina perché saldamente bloccato, Tartari è morto di asfissia. Le cause della sua morte, indica nelle conclusioni la dottoressa Gaudio «risiedono (frase sottolineata nell’atto) nell’impedimento al passaggio di aria per occlusione della bocca e delle narici del nasi da parte di scotch in carta, maglia in cotone e nastro adesivo, applicati in tali sedi dall’azione di terzi, in un contesto di marcata sproporzione di forza tra chi lo aggrediva e in presenza di uno stato di incoscienza da parte della vittima».
Il medico-legale aveva avuto il compito di rispondere ai pochi dubbi rimasti di questo impressionate omicidio, a memoria di inquirenti e cronisti il più brutale mai accaduto a Ferrara. Doveva indicare il momento esatto della morte: purtroppo le condizioni del corpo, ritrovato dopo tre settimane in quel casolare, «sito all’altezza del civico 63 sulla via Vecchio Reno», precisa il medico, non hanno consentito ai tecnici di dare una certezza sui tempi: allora, con l’aiuto delle tecniche in uso in medicina-legale forense (con una consulenza entomologica sulle larve presenti sulla salma) il consulente della procura arriva a concludere che «i risultati permettono di ricondurre l’epoca del decesso di Tartari a circa 2/3 settimane prima rispetto al 26 settembre, giorno del ritrovamento del corpo di Tartari. «E’ doveroso spiegare - precisa la Gaudio - che i dati raccolti però non permettono di esprimersi con precisione tale da identificare il giorno della morte». Ma proprio i risultati entomologici (quelli sulle larve presenti sul corpo in avanzato stato di decomposizione) «permettono tuttavia di affermare che il decesso di Tartari si è verificato in un intervallo compreso tra il 10-12 settembre». E ancora secondo altre analisi medico-legali, quelle relative ai componenti biologici repertati negli organi di Tartari- dice la Gaudio - «consentono di affermare che il decesso si è verificato tra le 5 e le 8 ore dall’assunzione dell’ultimo pasto».
Dunque, secondo quanto ricostruito dalle indagini, se Tartari è stato aggredito alle 21 del 9 settembre, in casa, appena tornato dalla cena (19.30/20) e poi abbandonato alle 23.30 come hanno riferito sia Ruzso che Pajdek, l’oscillazione del medico-legale indica che Tartari è morto là, in quel tugurio. Dopo esser stato picchiato brutalmente: la “fotografia” delle lesioni è sempre della Gaudio che cita nella sua relazione i tanti ematomi a coscia, ginocchia, gamba destra e sinistra. Ma poi anche fratture alle costole «che risultano compatibili anche con l’azione esercitata tramite l’utilizzo di corpi contundenti rigidi a superficie piana o smussa». Fattori che sono concausa della morte di Tartari: «La presenza di fratture costali a destra, la assunzione forzata di una posizione prona e la concorrente presenza delle legature poste agli arti superiori e inferiori di fatto ostacolavano il passaggio dalla posizione prona alla quella supina e contribuivano tra loro ad influenzare l’espansione della cassa toracica e la dinamica respiratoria». Da qui il soffocamento da qui la «asfissia meccanica violenta» di cui è morto Tartari, dopo una rapina che fruttò ai tre, ora accusati di omicidio punibile con l’ergastolo, poco più di 2.000 euro.
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