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Lavoro, il nuovo Statuto come antidoto al Jobs Act

Lavoro, il nuovo Statuto come antidoto al Jobs Act

Il segretario Atti: la politica non dà rappresentanza, sta a noi l’iniziativa Una carta dei diritti universali estesa anche ai precari e agli autonomi

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Per la Cgil la partita non è chiusa con il Jobs Act e i colpi inferti all’articolo 18. Il sindacato infatti rilancia con la presentazione di un nuovo Statuto dei lavoratori, che sarà sottoposto a una consultazione straordinaria degli iscritti per poi trasformarsi in un progetto di legge di iniziativa popolare ed eventualmente dare vita ad alcuni referendum abrogativi delle norme esistenti. «Vogliamo rimettere al centro il lavoro – dice il segretario generale Raffaele Atti – e tentare la riunificazione di un mondo molto colpito nella sua dignità dalle politiche liberiste. Una stagione contrattuale di riconquista dei diritti va supportata con un progetto di riscrittura del diritto del lavoro, affrontando il nodo delle crescenti disuguaglianze. Perché davanti a una politica che ha deciso di non dare rappresentanza, pensiamo che sia giusto assumere un’iniziativa».

La Cgil punta a rivolgersi non solo al lavoro subordinato ma anche ai precari, agli autonomi e a tutti coloro attualmente fuori dal “recinto” tradizionale. Il nuovo Statuto, che si vorrebbe affiancare alla “vecchia” legge 300 del 1970 aggiornandola alla luce dei cambiamenti, è concepito come una carta dei diritti universali del lavoro, e appunto la prima delle tre parti in cui consiste è dedicata ai principi universali, indisponibili alle deroghe ed estesi a tutti. Diritti che vanno dal compenso equo e proporzionato alla libertà di espressione, dal diritto alla sicurezza a quello al riposo, ma anche alle pari opportunità e alla formazione permanente Mentre la seconda fa riferimento all’attuazione degli articoli 39 e 46 della Costituzione: quindi efficacia della contrattazione, democrazia e rappresentanza per tutti. Partecipazione e accordi sindacali sempre sottoposti al voto dei lavoratori.

Terza parte invece sulla riscrittura dei contratti di lavoro e qui spunta la “resurrezione” del reintegro in tutti i casi di nullità del licenziamento, pure in imprese al di sotto della soglia dei 15 dipendenti. «Occorre contrastare – sostiene la Cgil - l’utilizzo della flessibilità fatta in questi anni dalle aziende per svalutare il lavoro, penalizzando vita e carriera di milioni di persone». Ecco allora il ripristino della causale e dei limiti all’utilizzo dei contratti a termine (in pratica liberalizzati dal governo Renzi), la ridefinizione della modalità voucher (ultimamente esplosa e da ricondurre ai servizi rivolti alle famiglie) e la volontà di dare nuova dignità alle collaborazioni e al lavoro autonomo.

«È fondamentale restituire ai giovani fiducia nel futuro – sostiene Atti, affiancato ieri mattina in Camera del Lavoro dai membri della segreteria Barigozzi, Grazzi e Zagatti – e la proposta di nuovo statuto vorrebbe essere nelle nostre intenzioni il fulcro di una mobilitazione simile a quella che portò allo Statuto del 1970, le cui basi vennero poste da Di Vittorio nel 1956».

Fabio Terminali

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