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«Patrick gli dava i calci e teneva i piedi sulla testa»

«Patrick gli dava i calci e teneva i piedi sulla testa»

Ferrara, tante botte su Tartari: la ricostruzione secondo le confessioni di Pajdek e Ruszo. «Scotch e straccio in bocca perché lui continuava a gridare anche nel casolare»

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FERRARA. Botte e ancora botte, quella sera del 9 settembre. Su chi abbia picchiato Tartari, Patrick Ruszo e Ivan Pajdek si accusano a vicenda. Ecco le loro dichiarazioni in merito. E’ il 30 novembre scorso quando davanti al gip Silvia Marini, Ivan Pajedk confessa e accusa Patrick e anche Fiti. Ricorda la sera del 9 settembre, nella casa di Aguscello: «Tartari mi ha appoggiato le mani al petto e mi spingeva, l’ho respinto e Patrick con violenza gli è saltato addosso facendolo cadere a terra». «Patrick - continua - lo teneva con un piede sulla testa e gli dava dei calci, ma Tartari si difendeva e cercava di sopraffarlo scalciando: così con il martello gli ho dato dei colpi alle gambe e gli ho fermato le gambe: e Fiti ha cominciato a legarlo».

Intanto «Patrick continuava a tenergli il piede sulla testa e quando sono tornato (primo prelievo al bancomat,via Comacchio ndr) Tartari era a terra legato con fascette, tutto insanguinato. Poi lo abbiamo scaricato nel casolare, ed era sorvegliato da Costantin. Fiti ci ha detto che Tartari urlava e quindi gli ha dato 2-3 calci e gli aveva messo in bocca uno straccio ma Tartari continuava a gridare». Poi entra in scena Patrick che «ha preso un altro straccio dalla mia macchina e ha detto che ci pensava lui a legare bene Tartari e ha preso un altro rotolo di nastro nero (quello trovato sulla maglietta, con cui era avvolto il capo di Tartari, ndr). Era legato con scotch sulla bocca, ma lui riusciva a gridare lo stesso: posso dire che quando ho visto l’ultima volta Tartari nella cascina era vivo perchè si muoveva». Ricorda ancora che dopo esser tornato dal 1° prelievo bancomat (Carisbo via Comacchio), «Tartari era legato con il nastro sulla faccia e il collo e io dissi che così soffocava e gli ho tolto parte del nastro; quindi Patrick ha messo in testa al Tartari un asciugamano così non vedeva dove andavamo». E nel tugurio del casolare? «Quando siamo entrati l’ho buttato a terra, ma visto che Tartari si dimenava con le gambe ho cominciato a picchiare le gambe col tubo di gomma: anche Fiti teneva fermo Tartari e Patrick gli teneva un piede sulla testa. Nel casolare all’inizio ho visto che Tartari si muoveva»: insomma era ancora vivo, pur incosciente.

Patrick Ruszo, il 26 settembre al pm Di Benedetto, disse tutt’altro: in casa ad Aguscello, «Huber (l’altro nome di Pajdek, ndr) gli ha dato subito un colpo sul petto con una mano, Tartari è caduto e ha cominciato a gridare “aiuto aiuto” e allora Huber ha cominciato a picchiarlo con un tubo aveva in macchina e che si era portato dietro». «Io e l’altro ragazzo (Fiti, ndr) ci siamo messi a cercare oro e valori, mentre sentivamo che Huber continuava a picchiare Tartari. Quando siamo tornati abbiamo visto che Tartari era a terra e perdeva sangue da testa e orecchie. Gli abbiamo legato mani e piedi con nastro adesivo, tappato la bocca con nastro e messo un asciugamano sulla testa dove perdeva sangue». Poi Tartari viene portato sulla Opel da Pajdek e Fiti, caricandolo sui sedili posteriori. «Mentre guidavo l’Opel - dice Patrick - Tartari dietro era ancora vivo». E nel tugurio? «Quando l’abbiamo lasciato era vivo, legato mani e piedi e imbavagliato alla bocca. Non so esattamente se era vivo o morto, Huber e Fiti sono rimasti l’ultima volta con Tartari là dentro».

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