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parlano gli avvocati dei tre imputati

Bova: potrei rimettere il mandato

Bova: potrei rimettere il mandato

Il legale di Fiti: si è incrinato il rapporto di fiducia, deciderò a breve

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L’esito dell’autopsia sulla salma di Pierluigi Tartari, eseguita dal medico legale Rosa Maria Gaudio, ha fissato alcuni paletti che saranno i cardini del processo per l’omicidio contestato a Ivan Pajdek, Patrik Ruszo e Constantin Fiti, tutti e tre al momento custoditi in carcere. La relazione ha stabilito che il pensionato di Aguscello è morto per soffocamento, escludendo dal tavolo dell’inchiesta ipotesi alternative come il malore o il trauma letale. Non sono state le botte a uccidere Tartari, che pure aveva tre costole rotte, lesioni e contusioni, ma la posizione prona nel casolare, aggravata da una condizione di restrizione (polsi e mani, ginocchia, caviglie immobilizzati) e dalle modalità con cui i suoi aguzzini hanno deciso di “tappargli la bocca” con nastro di carta, maglietta e nastro adesivo avvolti attorno alla testa e alla bocca. Uno scenario che ha suscitato reazioni diverse negli avvocati della difesa. Daniele Borgia, che difende Ivan Pajdek/Huber Sandor, indicato come il capo della banda, è convinto che «dagli ultimi rilievi emersi e pubblicati è uscita sostanzialmente confermata la ricostruzione del mio assistito. Sull’auto che ha trasportato Tartari non sono stati trovati riscontri sulla presenza di Pajdek, come non sono state trovate tracce sue sul nastro adesivo utilizzato per costringere al silenzio la vittima. Pajdek aveva detto che a infierire sul pensionato, durante la rapina, erano stati i complici e questo aspetto non è stato smentito». Anche Filippo Sabbatani, avvocato di Patrik Ruszo, il figlio della badante che il 26 settembre scorso, dopo essere stato arrestato, ha indicato agli inquirenti il luogo dove era stato lasciato il 73enne di Aguscello consentendo all’inchiesta di fare il passo avanti definitivo con la contestazione dell’accusa di omicidio volontario, non dà nulla per scontato. «L’aggravante della crudeltà? Vedremo se sarà contestata - commenta - Il mio assistito comunque ha offerto una collaborazione importante e decisiva agli inquirenti». I rilievi che hanno evidenziato tracce del dna di Constantin Fiti nell’auto sulla quale era stato caricato Tartari dopo la rapina e l’aggressione potrebbero portare intanto a una modifica del collegio difensivo. «Fiti non ha mai detto di essere salito su quell’auto mentre i riscontri sul dna dicono il contrario - afferma l’avvocato Alberto Bova - Un atteggiamento che può incrinare il rapporto fiduciario tra legale e assistito. Deciderò a giorni se proseguire il mandato. Sulle risultanze dell’autopsia penso che siano compatibili con una ipotesi che colloca il decesso a casa dell’uomo, ad Aguscello, non nel casolare. Questo spiegherebbe l’idea di far sparire il cadavere. L’omicidio sarebbe quindi preterintenzionale (cioè i tre non avrebbero voluto uccidere la vittima ma è successo, ndr), non volontario. Non vedo spazi per l’aggravante della crudeltà».

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