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Galileo, in Corte d’Appello condannato un dirigente

Galileo, in Corte d’Appello condannato un dirigente

È stata ribaltata, agli effetti civili, la sentenza di assoluzione del 13 ottobre 2014 L’ad non ha impedito l’uscita di fumi e vapori molesti dalla fonderia di Vaccolino

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VACCOLINO. Il 13 ottobre 2014 i dirigenti della fonderia Galileo (l’ad Bruno Marfisi e il procuratore speciale della divenuta Evomek, Romeo Di Loreto), venivano assolti dall’accusa di aver inquinato il centro abitato con i vapori e i fumi della stessa fonderia.

«Il tribunale aveva assolto gli imputati nonostante il fatto materiale sia “stato accertato al di là di ogni ragionevole dubbio tramite le prove testimoniali raccolte», hanno detto ieri gli avvocati Carmelo Marcello e Claudio Maruzzi. «Nonostante - proseguono i legali dei residenti - gli odori molesti fossero stati ritenuti dal tribunale “penalmente rilevanti in quanto senza dubbio non tollerabili dalla popolazione”».

La novità è arrivata venerdì quando la 3ª sezione della Corte di Appello di Bologna ha riformato la sentenza condannando agli effetti civili (la Procura non aveva proposto appello contro l’assoluzione) Bruno Marfisi, responsabile di non avere impedito «le immissioni moleste (verificate anche dai sottoscritti attraverso sopralluoghi difensivi) che hanno creato molta sofferenza nei nostri assistiti, comprovata anche attraverso consulenza tecnica disposta in ambito di investigazioni difensive. L’imputato è stato inoltre condannato al risarcimento del danno quantificato in euro 3.000 per ciascuna parte civile e alla rifusione delle spese legali. La Corte - spiegano ancora i due legali - ha accolto in pieno la nostra tesi, che dimostrava come la società avrebbe avuto tutte le possibilità di evitare le immissioni moleste, adottando le migliori tecnologie disponibili nel processo produttivo. È fondamentale che nel mondo dell’industria si formi una vera coscienza della sicurezza ambientale e sanitaria, per evitare - proseguono i legali dei residenti - che il cittadino sia costretto a rivolgersi all’autorità giudiziaria, come hanno avuto il coraggio di fare i nostri assistiti, per tutelare il proprio diritto a vivere in un ambiente salubre. Non basta il rispetto formale dei limiti emissivi per non provocare disagi e sofferenze nelle persone che vivono nelle vicinanze delle fonti inquinanti, disagi e sofferenze a lungo patiti e documentati dai nostri assistiti, che hanno chiesto in passato e chiedono ancora oggi di poter vivere in condizioni ambientali normali».

I due avvocati hanno assistito Gianni Tarroni, Mirella Zampolli, Filippo Ciribolla, Paola Peretti e Simone Piva.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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