Portomaggiore, le macerie del poligono passate al setaccio
Una settimana fa il rogo che ha ucciso 3 persone. L’avvocato Neri, figlio di una delle vittime, ha nominato il suo legale
PORTOMAGGIORE. Una settimana. Sette giorni esatti da quel maledetto mattino del 10 gennaio scorso. Il poligono privato di Portomaggiore che salta per aria, doveva essere una mattinata di divertimento per chi è appassionato di armi e tiro. Tre morti: Lorenzo Chiccoli, 73 anni; Maurizio Neri, 66, entrambi di Masi San Giacomo, e il 47enne di Portomaggiore, Paolo Masieri.
E ieri proprio il figlio di una di queste vittime, l’avvocato Samuele Neri, ha conferito incarico ad un collega, l’avvocato Cataldo Mascoli di tutelarlo nel corso di questa terribile vicenda. «Non c’è tanto da aggiungere - ha risposto ieri al telefono l’avvocato Neri - , occorre attendere gli esiti delle verifiche e delle indagini».
Nel frattempo Portomaggiore è ancora scossa da questa immane tragedia che ha colpito non soltanto tre famiglie ma un’intera comunità.
Lo stesso sindaco Nicola Minarelli, che fin dai primi minuti successivi all’incendio ha seguito ora per ora l’evolversi prima delle ricerche dei corpi poi l’avvio delle indagini da parte delle autorità competenti, ieri, lui stesso raggiunto al telefono, ha preferito non aggiungere nessuna parola al dolore già tremendamente espresso negli ultimi giorni. Ciò che resta di questo poligono di tiro privato sarà messo nuovamente al setaccio per settimane, forse per mesi, fino a che (almeno questa è la speranza) non emergeranno le verità sulle cause della tragedia.
C’è da aggiungere che ci sono per ora 3 indagati: Fabio e Stefano Ghedini, rispettivamente presidente e segretario dell’associazione sportiva cui il poligono era affiliato, e Paola Rubbi la tesoriera.
Sarà così possibile ricostruire ciò che si è verificato domenica scorsa in quella struttura di via Cattaneo all’interno della quale ad un certo momento si è sprigionato un caldo letale. Le famiglie si sono chiuse in un riserbo pieno di dignità in attesa che siano, appunto, le indagini a dire cosa è accaduto.
Gli stessi carabinieri della compagnia di Portomaggiore (di cui è comandante il maggiore Roberto Rapino, che sta coordinando le operazioni per quanto riguarda le forze dell’ordine) stanno sostenendo a loro volta le indagini più strettamente tecniche svolte dai vigili del fuoco che sperano nelle prossime ore di trovare indizi capaci di risolvere un caso tutto tranne che semplice. Il tutto mentre tre famiglie piangono i loro cari. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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