Quando a Ro Berlusconi salì sulla sedia
Il commento domenicale del direttore della Nuova Ferrara
Presidente, ma lo sa che ha oltrepassato il Po ed è in area comunista? Lo sa che qui è circondato dai comunisti? Seguo e provoco Berlusconi nella cucina, dove il pavone che ha fatto il brodo per i cappelletti riposa accanto al paiolo della polenta. Lo trascino nella trappola geopolitica: l'Emilia e il comunismo. Incubo di baffo e colbacco. E lui s’avvampa. Due minuti prima davanti alle coppiette di pane ferrarese aveva nominato con terrore i compagni, l’Urss e Stalin. Ci sono tre evocazioni che istigano l’ex premier: i comunisti, la magistratura, le belle donne. Scelgo la prima, perché Berlusconi, ospite venerdì a Ro di casa Sgarbi per i 95 anni di Giuseppe, ha fatto il giro del Papa: Milano, aeroporto di Bologna, A13, Occhiobello, Polesella, Ro. Cioè ha zigzagato fra i compagni tiepidi, la regione più rossa che c’era, e l’impero serenissimo e leghistissimo di Zaia. Guardi che senza la Lega lei e Forza Italia non fate niente. E’ il suo attuale destino.
Allargando le braccia e poggiando le mani sullo schienale della poltrona, dirimpetto al pavone da brodo, l’ex premier replica: “Lo so, lo so. Senza la Lega facciamo niente da nessuna parte: E quindi? “E quindi con la Lega bisogna stare assolutamente insieme. Guai”. E’ così consapevole dell’andamento al ribasso del suo partito azzurro che gli dà una raffigurazione plastica, si fa gruppo scultoreo. anche. Cioè, quando durante il pranzo arriva il gradito intruso sindaco di Ro Antonio Giannini - Pd accertato e certificato - Berlusconi fa una cosa che è un riflesso condizionato: sorride, piglia la sedia, vi sale sopra, aumenta di statura e così si offre alla brigata dei fotografi sorridente e abbronzato come un dattero da esportazione. Ha bisogno della sedia. Di uno spessore, del tutore, del rinforzo.
La scena nella sala-museo sgarbiana incornicia la giornata ferrarese dell’imprenditore di Arcore. Per far posto alle due tavolate strette strette, i fratelli Vittorio ed Elisabetta hanno spostato i busti di marmo, gli orologi fermi, i dipinti con le parrucche settecentesche, i teatrini di cera, ricollocato le sedie stile direttorio o impero, con le sfingi in fondo ai braccioli.
Il sindaco di Ro è un uomo alto e magro, in quel momento lui è tutto il Pd, perché lì in casa la brigata non fa certo il tifo per l’ala sinistra di Renzi. Berlusconi lo immagina così: comunismo eterno e renzismo usurpatore ed un pochetto traditore (il patto del Nazareno incombe). Avvicina la sedia, vi sale sopra, ed oplà. Abbraccia Giannini. Sta sopra la testa calva dell’esponente Pd di almeno dieci centimetri, ovvero i 28,8 punti di gradimento personale che Berlusconi dice di aver certificato da cinque sondaggisti.
Sopra i piatti proteici dei fratelli Romano e Francesco Tamani dell’Ambasciata di Quistello, l’ex Cavaliere ha suonato la carica, anche in vista delle amministrative: “Il Pd fino a ieri era quotato al 30,2 per cento. Il signor Renzi adesso è sceso al 29. E va considerato che adesso come adesso non ha più niente da apportare dentro il Pd”. Berlusconi vede nella sfera di cristallo: “E’ un usurpatore. Si è insediato al potere senza essere eletto, come un vecchio democristiano, anche se sembra nuovo. Poi vedrà che cosa gli capiterà quando si tratterà di scegliere i candidati in Parlamento. Quelli del Pd sono abituati a crescere nella pancia del canguro. Ci sarà una rivolta quando Renzi non li metterà più in lista…”.
La predicazione ferrarese dell’ex premier ha chiamato in causa i Cinque Stelle: “La Casaleggio Associati ha coltivato cinque giovani. Cioè quelli che vediamo sempre in tivù e che si fanno anticipare le domande e si preparano le risposte. Rischiamo di ritrovarci al governo una banda di persone impreparate. In un eventuale ballottaggio vincono di sicuro se davvero sono passati dal 22,6 al 28 per cento dei consensi, e considerando che prenderebbero voti dalla Lega e che parte di Forza Italia non andrebbe a votare”.
Fra il matematico e lo stratega, a Ro Berlusconi, ha esibito il risultato: tutto dipende da lui, perché lui rappresenterebbe l’integrazione vitaminica per un centrodestra che – secondo i conti suoi – potrebbe superare il 40 per cento al primo turno.
La calcolatrice di Arcore procede: la Lega di Salvini con i Fratelli d’Italia della Meloni ora si attesta sul 21 per cento, mentre Forza Italia sarebbe portatrice dell’11 per cento dei consensi. Dunque, secondo le teorie di Silvio, lui, da solo, farebbe lievitare di 8 punti il centrodestra. Ognuno ha il suo canguro. Berlusconi ha detto forte e chiaro che non gli passa più, che deve continuare a combattere, che non dorme la notte.
All’imbrunire di venerdì Berlusconi ha salutato. Nella sala di casa Sgarbi sono tornati al loro posto i busti di marmo, gli orologi fermi, i dipinti con le parrucche settecentesche, i teatrini di cera, le sedie stile direttorio o impero, con le sfingi in fondo ai braccioli.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
