L’attenzione si sposta su armi e munizioni
Tragedia al poligono, oggi gli interrogatori degli indagati. Attenzione massima sulle dichiarazioni dei testimoni
PORTOMAGGIORE. «Se riusciremo a conciliare i nostri impegni con quelli dei carabinieri, molto probabilmente domani (oggi, ndr) procederemo con gli interrogatori, ma nulla è ancora stato fissato». L’avvocato Alberto Bova, che assieme al legale Elisabetta Stabile è stato nominato dalla famiglia Ghesini (i tre indagati, padre e figlio, presidente e segretario dell’Asd Fabio e Stefano e la tesoriera dell’associazione sportiva Paola Rubbi) ribadisce che «non ci sono al momento novità sulla vicenda, e non potrebbe essere altrimenti considerati i tempi».
Ma la macchina, naturalmente, va avanti. La Procura ha disposto la perizia sia sui cadaveri che sull’immobile e parallelamente all’orizzonte si affacciano nuove ipotesi, tanto che potrebbero esserci anche altre persone indagate. A quanto pare, tutto partirebbe da una delle testimonianze, dalla famosa “palla di fuoco” vista da una delle persone che si trovava a sparare nelle linee del seminterrato. Stando a quanto riferito, le fiamme avrebbero preso piede da una delle sagome posizionata proprio sotto alle postazioni di tiro al piano superiore, inaugurato prima di Natale, in cui si trovavano (e dove sono rimaste intrappolate) le tre vittime. Subito dopo la tragedia, il dito è stato puntato sul malfunzionamento del sistema di pompaggio forzato, ma cosa ha dato vita alle fiamme? Da dove è partito il fuoco? E perché l’incendio è stato così violento? L’attenzione si sarebbe spostata (anche) sulle armi e sulle munizioni utilizzate domenica 10 gennaio all’Asd poligono di Portomaggiore. Senza addentrarsi nei particolari, i frequentatori sono obbligati a utilizzare un certo tipo di pistole e le attività di tiro a fuoco rispettando determinate distanze. In generale possono essere impiegate tutte le armi sportive e comuni da sparo a colpo singolo, a rotazione o semiautomatiche, iscritte nel catalogo nazionale. Ma soprattutto è vietato l’utilizzo di munizioni che sviluppano energia cinetica superiore ai 63 kilogrammetri negli impianti a 25 mt. e 50 mt., come è vietato l’uso di munizioni ricaricate non omologate. Le sagome utilizzate si muovono per mezzo di un motorino elettrico, fabbricato con particolari materiali. E potrebbe essere stata forse una scintilla partita proprio dal motorino in questione e l’uso (si tratta, ribadiamo, di sole ipotesi) di armi o munizioni forse fallate, assieme ai residui di polvere sul soffitto a far scatenare l’inferno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
